Indice

Prefazione

Introduzione

l'azione degli estratti. Purtroppo nessuno di essi manifestò un effetto inequivocabile (sia nel topo che nel cane), che avrebbe potuto indicare la presenza di componenti allucinogene. A questo punto ci venne persino il sospetto che i funghi coltivati ed essiccati a Parigi non fossero più attivi. L'unico modo per accertarsene era la loro sperimentazione su soggetti umani. Come nel caso dell'LsD, mi sottoposi personalmente a questo esperimento, non essendo op-portuno per un ricercatore chiedere ad altri di compiere autoesperi-menti che ritiene necessari per le proprie indagini, in special modo quando essi comportano un certo rischio, come in questo caso.
Trentadue esemplari essiccati di Psilocibe mexicana, corrispondenti a 2,4 grammi, furono la dose che assunsi per questo test. La quantità corrispondeva al dosaggio medio, secondo i rapporti di Wasson e Heim, impiegato dai curanderos. I funghi rivelarono un forte effetto psichico, come evidenzia il seguente passaggio tratto dal rapporto su quell'esperimento:
Un'insolita trasformazione del mondo esterno fu il primo segnale che si manifestò dopo trenta minuti dall'ingestione dei funghi. Ogni cosa cominciò ad assumere un'impronta messicana. Poiché ero consapevole che l'origine geografica dei funghi mi avrebbe sollecitato a immaginare solo scenari messicani, mi proposi di osservare la realtà esterna nella sua configurazione abituale. Nondimeno, tutti gli sforzi volontari tendenti a inquadrare le cose nella loro forma familiare si mostrarono inefficaci. Sia che i miei occhi fossero chiusi o aperti, potevo scorgere soltanto motivi e colori messicani. Il medico che controllava l'esperimento si chinò su di me per rilevare la pressione sanguigna, e in quel momento vidi un sacerdote azteco, e non mi sarei sorpreso affatto se avesse tirato fuori un coltello di ossidiana. Nonostante la gravità della situazione, mi divertii a osservare come il volto germanico del mio collega avesse assunto un'espressione tipicamente indiana. All'apogeo dell'inebriamento - un'ora e '/z circa dall'ingestione dei funghi - l'affollamento delle immagini interiori, perlopiù motivi astratti in continua modificazione strutturale e cromatica, raggiunse un livello così allarmante che temetti di precipitare dentro questa spirale di forme e colori e infine dissolvermi. Dopo circa sei ore lo stato onirico giunse a conclusione. Non avevo idea quanto  fosse durato. Notai soltanto che il ritorno alla realtà quotidiana significava un felice ritorno a casa da un mondo strano, fantastico ma anche abbastanza reale.
Ancora una volta questo esperimento dimostrava come gli esseri umani reagiscano in maniera più sensibile degli animali alle sostanze psicoattive. Le stesse conclusioni erano state raggiunte in seguito ai test sugli animali con 1'LsD - come già esaminato in un precedente capitolo del libro. Non si trattava quindi dell'inefficacia dei funghi, bensì di una mancante capacità di reazione delle cavie animali a tale principio attivo; per questo motivo i nostri prodotti di estrazione erano risultati inefficaci nel topo e nel cane. Dal momento che le analisi sui soggetti umani costituivano gli unici test a nostra disposizione per la scoperta degli estratti attivi, non avevamo altra scelta che quella di eseguire le prove su noi stessi. Era il solo modo per continuare il lavoro e ricavarne un buon esito. Nel mio esperimento erano stati necessari 2,4 grammi di funghi essiccati per provocare un'intensa reazione della durata di diverse ore. In seguito usammo perciò una quantità pari a un terzo di quella dose, cioè 0,8 grammi di funghi essiccati. Nel caso i campioni avessero contenuto il principio attivo, essi avrebbero manifestato soltanto un leggero effetto, tale da ostacolare la capacità lavorativa solo per breve tempo. Tuttavia ciò sarebbe bastato a separare gli estratti con una distinta azione allucínogena, anche se leggera, da quelli inattivi. Alcuni assistenti e collaboratori si prestarono a fare da cavie per questa serie di prove.
Psilocibina e Psilocina
Con l'aiuto di questi affidabili test, riuscimmo a isolare il principio attivo, per poi concentrarlo e trasformarlo in forma chimica pura, grazie anche ai nuovissimi metodi di separazione. Furono ottenute due nuove sostanze sotto forma di cristalli incolori, che chiamai psilocibina e psilocina.
I risultati vennero pubblicati nel marzo del 1958 sulla rivista Experientia, in collaborazione con il professor Heim e i miei colleghi dottor A. Brack e dottor H. Kobel, i quali erano riusciti a procurarmi una grossa quantità di funghi in seguito ai miglioramenti apportati alle tecniche di coltivazione in laboratorio. I miei collaboratori A.J. Frey, H. Ott, T. Petrzilka e F. Troxler presero parte al successivo stadio dell'indagine-la determinazione della struttura chimica della psilocibina e della psilocina - nonché alla sintesi di questi composti, i cui risultati furono pubblicati nel numero di novembre del 1958 di Experientia. La struttura chimica di queste sostanze merita una particolare attenzione sotto molti aspetti.

Come nacque l'LSD>>

LSD negli esperimenti su animali e nella ricerca biologica>>

Le modificazioni chimiche dell 'LSD>>

L'impiego dell'LSD in psichiatria>>

Da farmaco a sostanza stupefacente>>

I pericoli dell'LSD negli esperimenti non terapeutici>

Il Caso del dottor Leary>>

Viaggi nell 'universo dell'anima>>>

I parenti messicani dell'LSD>>

Alla ricerca della pianta
sacra
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Irradiazione da
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L'esperienza con l'LSD e la realtà>>>

La psilocibina e la psilocina appartengono, come 1'LsD, ai composti indolici, una classe biologicamente importante di sostanze presenti nel regno vegetale e animale. Inoltre, sia i due estratti del fungo, sia 1'LsD, condividono particolari caratteristiche chimico-strutturali e manifestano un'azione psichica molto simile. La psilocibina è 1'èstere dell'acido fosforico della psilocina e, in quanto tale, rappresenta il primo e unico composto indolico contenente acido fosforico finora scoperto in natura. Il residuo acido fosforico non ha alcuna attività, visto che la psilocina - priva di acido fosforico - esercita la stessa azione dell'altro composto; tuttavia esso rende la molecola più stabile. Non a caso, la psilocina viene decomposta facilmente dall'ossigeno, mentre la psilocibina è una sostanza durevole.
Un'altra caratteristica della struttura chimica dei due estratti del fungo è la sua somiglianza con quella del fattore cerebrale serotonina. Come già avevo accennato nel capitolo «L'LsD negli esperimenti sugli animali e nella ricerca biologica», il neuroormone serotonina svolge un ruolo importante nella chimica delle funzioni cerebrali. Esperimenti farmacologici con la psílocibina e la psilocina hanno evidenziato un'azione inibitrice, pari a quella dell'LsD, degli effetti della serotonina su diversi organi. Sono state infine rilevate altre proprietà farmacologiche comuni ai tre composti allucinogeni. La loro sostanziale differenza, osservata negli esperimenti con gli animali e con soggetti umani, risiede invece nell'attività quantitativa: la dose efficace di psilocibina e psilocina corrisponde a 10 mg (0,01 g), di conseguenza, queste due sostanze sono 100 volte meno attive dell'Lsu, la cui dose media ammonta a 0,1 mg. Inoltre la durata degli effetti dei composti estratti dal fungo oscilla tra le quattro  e le sei ore, mentre l'azione dell'LsD si protrae per otto, dodici ore. La sintesi totale di psilocibina e psilocina e la loro produzione artificiale (senza il ricorso ai funghi), può essere compiuta in virtù di un procedimento tecnico, che facilita la loro fabbricazione su larga scala e ha il vantaggio di essere più razionale ed economica dell'estrazione dei composti dal fungo.
Con l'isolamento e la sintesi dei principi attivi, i funghi magici furono demistificati. La struttura chimica dei composti, i cui effetti miracolosi avevano convinto per millenni gli indiani che un dio dimorava nei funghi, era stata chiarita e poteva essere prodotta artificialmente in matracci.
Quale progresso nella conoscenza è stato raggiunto in questo caso dalle scienze naturali? In realtà possiamo solo dire che il mistero degli effetti prodigiosi del teonancícatl è stato ricondotto al mistero degli effetti di due sostanze cristallizzate, visto che essi non possono essere spiegati neppure dalla scienza, ma solo descritti.
L'affinità dell'azione psichica della psilocibina con quella dell'LsD - la loro natura visionaria e allucinogena - è messa in evidenza nel racconto che segue, tratto da Antaios, dove Rudolf Gelpke parla del suo incontro con l'estratto del fungo.
Dove il tempo si ferma
(10 mg di psilocibina, 6 aprile 1961, ore 10:20)
Dopo 20 minuti circa inizio degli effetti: allegria, bisogno di parlare, lievi ma piacevoli sensazioni di vertigine e «respiro profondo e gradevole».
10:50 - Forte! Vertigini, non riesco a concentrarmi...
10:55 - Irrequieto; intensità dei colori: tutto oscilla tra il rosa e il rosso. 11:05 - Il mondo si raccoglie là, sul centro del tavolo. Colori molto intensi.
11:10 - Un essere diviso, inaudito - come posso descrivere questa sensazione di vita? Onde, altre identità, debbono controllarmi.
Subito dopo aver scritto questa nota uscii fuori, lasciando la tavola dove avevo fatto colazione con il dottor H. e le nostre rispettive mogli. Mi distesi sul prato. L'inebriamento raggiunse velocemente il suo apice.  Benché mi fossi imposto di prendere continui appunti, la cosa mi sembrava ora una totale perdita di tempo; l'incedere della penna sul foglio appariva di una lentezza infinita e le possibilità di espressione verbale erano troppo misere in confronto alla straripante esperienza interiore, che minacciava di farmi esplodere. Ero convinto che cento anni non sarebbero stati sufficienti per descrivere la ricchezza dell'esperienza vissuta in un solo minuto. All'inizio predominarono le impressioni ottiche: la successione interminabile delle file di alberi nella vicina foresta attirava la mia estatica attenzione. Poi i brandelli di nuvole sparsi in un cielo luminoso cominciarono ad accatastarsi, con silenziosa e vertiginosa maestà, l'uno sopra l'altro, formando migliaia di strati - paradiso sopra paradiso; rimasi in attesa, sentivo che lassù, da un momento all'altro, qualcosa di veramente forte, di inaudito si sarebbe manifestato oppure sarebbe accaduto - avrei visto un dio? Rimase però solo l'attesa, il presentimento, l'esser sospeso «sopra la soglia dell'ultima sensazione»... Mi spostai oltre (ero infastidito dalla vicinanza degli altri) e mi sdraiai in un angoletto del giardino sopra una catasta di legna riscaldata dal sole - le dita accarezzavano quei ciocchi con una tenera e traboccante sensibilità animale. Mi sentii immergere dentro me stesso; raggiunsi l'apogeo totale: fui pervaso da un senso di beatitudine, di felicità appagata - a occhi chiusi, mi ritrovai in una cavità piena di ornamenti color rosso-mattone, e contemporaneamente al «centro dell'universo della compiuta tranquillità». Ero consapevole della bontà di tutte le cose - la bontà della causa e dell'origine di tutto. Ma nello stesso istante colsi anche la sofferenza e il disgusto, la depressione e l'errore dell'esistenza ordinaria: là non si è mai «totali», ma solo divisi, tagliati a pezzi, sbriciolati in piccoli frammenti di secondi minuti ore giorni settimane anni: là si è schiavi del tempo Moloch che ci trangugia pezzo a pezzo; si è condannati a farfugliare, a tirar via, a raffazzonare; dobbiamo trascinare con noi, attraverso questo sogno febbricitante «presente» a un «passato» condannato in un «futuro» nebuloso, là in mezzo ai giorni dell'esistenza umana, come un aculeo nascosto nel profondo dell'anima, come ammonimento di un'esigenza mai adempiuta, come una fata morgana del paradiso perduto e promesso, la perfezione e l'assoluto, l'unione di tutte le cose, l'eterno momento dell'età aurea, questo primigenio fondamento dell'essere - che tuttavia è sempre stato presente e sempre lo sarà. Lo capivo. Questo inebriamento era un viaggio nell'universo, nell'universo interiore, e per un istante vissi la realtà da una posizione che sta oltre la forza di gravità del tempo.
Sentendo di nuovo questa forza, volli a tutti i costi ritardare, come fanno i bambini, il ritorno a casa; presi una dose ulteriore di 6 mg di psilocibina alle 11:45, poi di nuovo 4 mg alle 14:30. L'effetto fu minimo e comunque non meritevole di ricordare.
Anche la pittrice Li Gelpke, moglie di Rudolf, prese parte a questa serie di ricerche, sottoponendosi a tre esperimenti con LSD e psilocibina. Scrive l'artista a proposito del disegno a china che fece durante un esperimento:
Nulla su questo foglio è stato creato consapevolmente. Mentre ci lavoravo, il ricordo (dell'esperienza con la psilocibina) era ancora vivo e ha accompagnato ogni singolo tratto di matita. Perciò il disegno è a più strati come questo ricordo, e la figura in basso a destra rappresenta il prigioniero del suo sogno... Tre settimane dopo mi sono capitati fra le mani alcuni libri di arte messicana e, con un certo spavento, ci ho ritrovato i motivi dominanti delle mie visioni...
Ho già ricordato la comparsa di motivi messicani durante il mio primo esperimento con la Psilocibe mexicana. Lo stesso fenomeno ha colpito anche R. Gordon Wasson, il quale ha ipotizzato che l'antica arte messicana potrebbe essere stata influenzata dalle immagini visionarie ricorrenti nell'inebriamento con i funghi.
Ololiuhqui, il «magico convolvolo»
Dopo aver risolto, in un tempo relativamente breve, il mistero del fungo sacro teonancícatl, cominciai a interessarmi del problema di un'altra sostanza magica messicana, 1'ololiuhqui, la quale necessitava ancora di una chiarificazione chimica. Ololiuhqui è il nome azteco dei semi di alcune convolvulacee che, insieme al cactus peyotl e al teonanàcatl, venivano impiegati in età precolom- biana dagli aztechi e dalle popolazioni confinanti in cerimonie religiose e in pratiche magiche di guarigione. L'ololiuhqui è tuttora usato dalle tribù indios degli zapotechi, dei chinantechi, dei mazatechi e dei mixtechi, che fino a poco tempo fa vivevano ancora un'esistenza isolata e scarsamente influenzata dal cristianesimo nelle remote montagne del Messico meridionale.
Nel 1941 Richard Evans Schultes, direttore del Museo Botanico di Harvard in Massachusetts, pubblicò un eccellente studio sui suoi aspetti storici, etnologici e botanici. L'opera si intitola A contribution to our knowledge of rivea corimbosa, the narcotic ololiuhqui of the Aztecs. Qui di seguito ho riportato alcuni passaggi sulla storia dell'ololiuhqui tratti dalla monografia di Schultes.
I primi resoconti su questa droga furono scritti dai cronisti spagnoli del sedicesimo secolo, i quali facevano menzione anche del péyotl e del teonanàcatl. Così il frate francescano Bernardino de Sahagún, nella sua opera già citata Historia general de las cosas de Nueva Espana, parla degli effetti stupefacenti dell'ololiuhqui: «C'è un'erba, detta coatl xoxouhqui (serpente verde), che produce semi chiamati ololiuhqui. Questi semi stordiscono e tolgono la ragione; vengono presi in una pozione».
Altre informazioni su questi semi ci sono offerte dal medico Francisco Hernàndez, che su ordine di Filippo II soggiornò in Messico dal 1570 al 1575 per studiare le piante medicinali dei nativi. Nel capitolo De Ololiuhqui della sua opera monumentale intitolata Rerum medicarum Novae Hispanie thesaurus seu plantarum, animalium, mineralium mexicanorum historia, pubblicata a Roma nel 1651, egli ci offre un ritratto dettagliato e la prima illustrazione dell'ololiuhqui. Un estratto dal testo in latino che accompagna l'illustrazione recita: «L'ololiuhqui, che alcuni chiamano coaxihuitl o pianta del serpente, è una pianta rampicante dalle foglie sottili, verdi e a forma di cuore... I fiori sono bianchi, abbastanza grandi... I semi sono rotondi... Quando i sacerdoti degli indiani volevano far visita agli dei per ottenere da loro informazioni, mangiavano i semi di questa pianta e si inebriavano. Migliaia di immagini fantastiche e di demoni apparivano loro...». Nonostante questa descrizione abbastanza precisa, l'identificazione botani- ca dell'ololiuhqui con i semi della Rivea corimbosa ha dato adito a molte discussioni negli ambienti scientifici. Di recente è stata data la preferenza al sinonimo Turbina corimbosa.Quando nel 1959 decisi di tentare l'estrazione dei principi attivi dell'ololiuhqui, esisteva un unico documento riguardante l'esame chimico dei semi di Turbina corimbosa. Si trattava del lavoro del farmacologo C.G. Santesson di Stoccolma, pubblicato nel 1937. Santesson non riuscì comunque a isolare alcuna sostanza attiva in forma pura. Sull'azione dei semi ololiuhqui sono stati riferiti risultati contrastanti. Nel 1955 lo psichiatra H.Osmond si sottopose a un esperimento con questi semi, ingerendone una quantità oscillante tra i 60 e i 100. Gli effetti riscontrati furono marcati da uno stato di apatia e di vuoto mentale, associato a un aumento della percettività visiva. Dopo quattro ore seguì un periodo di rilassamento e di benessere, che si prolungò per lungo tempo. In contrasto con questo esito furono le ricerche di V.J. Kinross e Wright, pubblicate in Inghilterra nel 1958, in cui a otto ricercatori volontari erano stati somministrati 125 semi; nessuno di essi notò effetti particolari.Grazie all'intervento di R. Gordon Wasson, ottenni due campioni di ololiuhqui. Nella sua lettera di accompagnamento del 6 agosto 1959, proveniente da Città del Messico, egli scriveva:
Le spedisco un pacchetto di semi che credo appartengano al tipo Rivea corimbosa, altrimenti conosciuto come ololiuhqui, un famoso narcotico degli aztechi. Nel villaggio di Huautla li chiamano la semilla de la Virgen. Questo pacchetto, come può vedere, contiene due piccole bottiglie con i semi che abbiamo ricevuto a Huautla, e un contenitore più grande con i semi che ci sono stati consegnati da Francisco Ortega «Chico», una guida zapoteca che li ha raccolti diret-tamente dalle piante nel villaggio zapoteco di San Bartolo Yautepec...
La classificazione botanica dei primi semi di cui si fa cenno nella lettera, provenienti da Huautla, rotondi e di colore marrone chiaro, confermò la loro provenienza dalla Rivea (Turbina) corimbosa, mentre quelli neri e squadrati raccolti a San Bartolo Yautepec furono classificati come semi di zpomea violacea.Mentre la Turbina corimbosa cresce soltanto nei climi tropicali e subtropicali, 1'Ipomea violacea è una pianta ornamentale diffusa in  tutte le rgioni temperate della terra. È conosciuta come convolvolo, la pianta che fa bella mostra di sé nei nostri giardini, nelle varietà dei suoi calici di colore blu o a strisce rosse e blu.Gli zapotechi utilizzano, in aggiunta all'originale ololiuhqui (cioè i semi della Turbina corimbosa, che essi chiamano badoh), il badoh negro, i semi di Ipomea violacea. Questo particolare ci è stato riferito da T. Mac Dougall, che procurò ai nostri laboratori un maggiore quantitativo di questi ultimi semi.All'esame chimico della droga ololiuhqui partecipò il mio valido assistente Hans Tscherter, con il quale avevo già condotto l'isolamento dei principi attivi dei funghi. Avanzammo l'ipotesi che i principi attivi dei semi ololiuhqui facessero parte della stessa classe di composti indolici a cui appartengono 1'LsD, la psilocibina e la psilocina. Considerando il numero estremamente grande degli altri gruppi di sostanze che, come gli indoli, tenevamo in considerazione come probabili principi attivi dell'ololiuhqui, risultava assai difficile che questa supposizione rispondesse al vero. La cosa tuttavia poteva essere sperimentata. La presenza di composti indolici può essere facilmente e rapidamente determinata attraverso le reazioni colorimetriche. Con questo metodo, persino piccole tracce di sostanze indoliche a contatto con un certo reagente conferiscono alla soluzione un intenso colore blu.Le nostre ipotesi si dimostrarono vere. Estratti di semi ololiuhqui a contatto con il reagente appropriato dettero la caratteristica colorazione blu dei composti indolici. Con l'aiuto del test colorimetrico, riuscimmo in breve tempo a isolare le sostanze indoliche dai semi e a ottenerle in forma chimica pura. La loro identificazione approdò a un esito sorprendente. Quello che scoprimmo pareva all'inizio poco credibile. Solo dopo ripetizioni e più scrupolosi esami dell'intero processo i nostri dubbi su quei risultati furono eliminati: i principi attivi dell'antica droga messicana ololiuhqui si rivelarono identici a sostanze già presenti nel mio laboratorio. Essi erano simili agli alcaloidi ottenuti durante i lunghi decenni di ricerche sull'ergot; in parte isolati in quanto tali dall'ergot, in parte ricavati attraverso la modificazione chimica dei composti dell'ergot.Amide dell'acido lisergico, idrossietilamide dell'acido lisergico e altri  feriori - in piante superiori come la famiglia delle convolvulacee, contraddiceva il paradigma dominante, in base al quale certe sostanze si ritrovano solo all'interno di certi segmenti del regno vegetale. In effetti è un caso molto raro trovare un caratteristico gruppo di composti - in questo caso gli alcaloidi dell'ergot - in due divisioni del mondo vegetale ampiamente separate nella loro storia evolutiva. Nondimeno i nostri risultati furono convalidati da successive indagini di laboratorio condotte sui semi ololiuhqui negli Stati Uniti, in Germania e in Olanda. Ciò però non fu sufficiente a eliminare lo scetticismo di alcuni, che si spinse fino a prendere in considerazione la possibilità di una contaminazione dei semi da parte di funghi produttori di alcaloidi. Il sospetto comunque fu cancellato sperimentalmente.Sebbene pubblicati solo su riviste specializzate, gli studi sui principi attivi dell'ololiuhqui ebbero delle conseguenze inaspettate. Due grossi rivenditori olandesi di semi ci informarono delle vendite particolarmente eccezionali, rilevate all'epoca, di semi di Ipomea violacea. Questi commercianti avevano saputo che la grande richiesta aveva a che fare con le nostre ricerche sui semi ololiuhqui, di cui ci chiesero maggiori dettagli. Si venne a sapere che la fonte della nuova e insolita domanda si trovava presso i circoli hippy e altri gruppi interessati alle droghe allucinogene. Essi erano convinti di aver scoperto nei semi ololiuhqui un sostituto dell'LsD, che stava diventando sempre meno accessibile.Il boom dei semi di convolvolo ebbe tuttavia breve durata, evidentemente a causa degli effetti non eccellenti sperimentati con questo nuovo e antico inebriante. I semi ololiuhqui, tritati e poi bevuti con acqua, latte o altri liquidi, hanno un sapore molto sgradevole e sono difficilmente digeribili. Inoltre, i loro effetti psichici si differenziano da quelli dell'LsD per una componente euforica e allucinogena meno marcata, laddove invece predomina una sensazione di vuoto mentale, accompagnata spesso da ansia e depressione. Un'altra azione che non li rende molto appetibili è il senso di stanchezza e apatia che i semi procurano. Sono questi i motivi per cui l'interesse verso il convolvolo è andato diminuendo. Solo in pochi casi è stato affrontato il problema dell'eventuale impiego medicinale dell'ololiuhqui. Secondo la mia opinione, varrebbe la pena chiarire soprattutto se il forte effetto narcotico e sedativo di certi suoi composti, o delle loro modificazioni chimiche, sia sfruttabile dal punto di vista medico.
Con gli studi sull'ololiuhqui le mie ricerche nel campo delle droghe allucinogene avevano raggiunto una sorta di conclusione logica. Quello che ne conseguiva era un cerchio, si potrebbe quasi dire un cerchio magico: il punto di partenza era stata la sintesi delle amidi dell'acido lisergico del tipo dell'alcaloide naturale dell'ergot, 1'ergobasina. Questa aveva portato alla sintesi della dietilamide dell'acido lisergico (LSD). Le proprietà allucinogene dell'LsD avevano indicato al fungo teonanàcatl la strada verso il mio laboratorio. Il lavoro con il fungo allucinogeno, da cui erano state estratte la psilocibina e la psilocina, era proseguito con l'indagine di un'altra droga messicana, 1'ololiuhqui, dove di nuovo erano state incontrate, come principi allucinogeni, le amidi dell'acido lisergíco, compresa 1'ergobasina - e così il cerchio magico si chiudeva.

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