Indice

Prefazione

Introduzione

Da qui fino a Città del Messico avremmo fatto il viaggio in automobile. Dopo un'ultima cena alla Posada Rosaura, all'epoca l'unica locanda di Huautla, prendemmo congedo dalle nostre guide indigene e dai preziosi muli che si erano rivelati un mezzo di trasporto affidabile e piacevole. Pagammo gli indiani, e Teodosio, a cui fu dato il denaro anche per il suo padrone a Jalapa de Diaz (dove gli animali sarebbero stati riportati), ci consegnò una ricevuta con l'impronta digitale del suo pollice macchiato d'inchiostro. Fummo poi ospitati in casa di Dona Herlinda.
Il giorno successivo facemmo la nostra visita di cortesia alla curandera Maria Sabina, già resa famosa grazie alle pubblicazioni dei Wasson. Fu nella sua abitazione, che Gordon Wasson divenne il primo uomo bianco ad aver assaggiato i funghi sacri, durante una cerimonia notturna nell'estate del 1955. Gordon e Maria si salutarono con affetto, alla maniera di vecchi amici. La curandera viveva distante, sulle pendici della montagna sopra Huautla. La casa della storica seduta con Gordon Wasson era stata bruciata, probabilmente dai vicini in collera o da qualche collega invidioso, a causa della divulgazione a estranei del segreto del teonanàcatl. Nella nuova casa dove ci trovavamo regnava un disordine inverosimile - forse lo stesso che regnava anche nella vecchia abitazione; era un andirivieni di bambini mezzi nudi, di galline e di maiali. La vecchia curandera aveva un volto intelligente, in continuo movimento espressivo. Rimase naturalmente sconcertata quando le fu riferito che eravamo riusciti a racchiudere lo spirito dei funghi in pillole, ma subito si dichiarò disponibile a «servirci» con questi, disponibile cioè per una consultazione. Organizzammo la cerimonia per quella stessa notte nella casa di Doíia Herlinda.
Nel corso della giornata ebbi modo di fare due passi per Huautla De Jiménez, lungo la via principale che porta alla montagna. Mi diressi poi con Gordon all'Instituto Nacional Indigenista. Questa organizzazione governativa ha il compito di esaminare e di aiutare a risolvere i problemi della popolazione indigena - gli indios. Il suo rappresentante ci parlò delle difficoltà che la «politica del caffè», all'epoca, aveva creato in quella regione. Il presidente di Huautla, in collaborazione con 1'Instituto Nacional, si era proposto di elimi-nare la figura dell'intermediario così da fissare un prezzo del caffè che agevolasse i produttori indios. Il suo corpo fu trovato a pezzi il giugno precedente.
Arrivammo infine alla cattedrale, da dove risuonavano canti gregoriani. Il vecchio padre Aragon, che Gordon conosceva bene sin dai tempi delle sue prime permanenze a Huautla, ci invitò nella sagrestia a bere un bicchiere di tequila.
Una cerimonia con i funghi
Quando ritornammo alla casa di Herlinda, verso sera, Maria Sabina era già lì in gran compagnia; c'erano le due deliziose figlie, Apolonia e Aurora - due curanderas principianti - e una nipote; in più ognuna di esse si era portata dei bambini. Ogni volta che il suo piccolo piangeva, Apolonia tirava fuori il seno e lo faceva poppare. Venne anche il vecchio curandero Don Aurelio, un uomo possente e con un occhio solo, avvolto nel suo serape (mantello) con disegni neri e bianchi. Vennero quindi serviti cacao e pasticcini dolci sulla veranda. Questo particolare mi ricordò un passo in un'antica cronistoria che riferiva dell'uso del chocolatl prima dell'ingestione del teonanàcatl. Quando caddero le tenebre, ci ritirammo dentro la stanza dove la cerimonia avrebbe avuto inizio. La porta fu sbarrata, o meglio, ostruita con l'unico letto a disposizione. Solo la porta che dava sul giardino nel retro della casa rimase aperta in caso di necessità. Era quasi mezzanotte quando la cerimonia iniziò. Fino a quell'ora eravamo rimasti distesi sui nostri materassi di rafia sparsi sul pavimento, chi in attesa dell'evento notturno, chi dormendo nell'oscurità. Di tanto in tanto Maria Sabina gettava un pezzo di copal sui tizzoni di un braciere, e allora l'aria in quella stanza affollata si faceva meno soffocante. Spiegai alla curandera attraverso Herlinda, la quale era presente alla cerimonia sempre come interprete, che una pillola conteneva lo spirito di due paia di funghi (erano pillole da 5,0 mg di psilocibina sintetica).
Dopo un solenne incensamento, Maria Sabina distribuì le pillole a due a due tra gli adulti presenti. Ne prese due paia per se stessa - pari a 20 mg di psilocibina. Dette la stessa dose a Don Aurelio e a sua figlia Apolonia, che con loro avrebbe assolto al compito di curandera.Aurora ne ricevette un paio, come Gordon, mentre a mia moglie e a Irmgard fu offerta solo una pillola.
Una bambina sui dieci anni, sotto la guida di Maria Sabina, preparò per me il succo di cinque paia di foglie fresche di hojas de la Pastora. Avevo infatti espresso il desiderio di sperimentare questa droga, visto che non l'avevo potuta provare a San José Tenango. Mi fu detto che la preparazione della

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pozione da parte di un bambino innocente ne avrebbe aumentato l'efficacia. Prima di offrirmela, Maria Sabina e Don Aurelio incensarono la coppa con il succo spremuto e la scongiurarono da forze malefiche.
Tutti questi preparativi e le cerimonie che seguirono furono dello stesso tipo della consultazione con Consuela Garcia a San José Tenango. Terminata la distribuzione delle sostanze e dopo che la candela sull'«altare» fu spenta, aspettammo gli effetti.
Non era ancora trascorsa la mezz'ora, quando la curandera borbottò qualcosa; anche sua figlia e Don Aurelio divennero irrequieti. Herlinda tradusse e ci spiegò cosa stava succedendo. Maria Sabina aveva detto che le pillole erano prive dello spirito dei funghi. Ne parlai con Gordon, disteso accanto a me. Per noi era chiaro che l'assorbimento del principio attivo dalle pillole avviene più lentamente che nel caso dei funghi. Esse infatti devono prima dissolversi nello stomaco, mentre con i funghi parte del principio attivo viene assimilato dalle mucose durante la masticazione. Ma come potevamo offrire una spiegazione scientifica in quelle condizioni? Anziché avventurarci in questo tentativo, decidemmo di agire. Tirammo fuori altre pillole. Le curanderas e il curandero ne presero un altro paio ciascuno, per un totale adesso di 30 mg di psilocibina.
Nel giro di un quarto d'ora lo spirito delle pillole iniziò a concedere i suoi effetti, che si prolungarono fino all'alba. Le figlie e Don Aurelio con la sua voce baritona rispondevano con fervore alle suppliche e ai canti della curandera. I voluttuosi e languidi gemiti di Apolonia e Aurora, tra il canto e l'implorazione, davano l'impressione che le ragazze stessero vivendo un'esperienza religiosa congiunta a una componente sessuale.
A metà della cerimonia Maria Sabina ci invitò a rivolgerle le nostre richieste. Di nuovo, Gordon si volle accertare della salute di sua figlia e di suo nipote. La risposta fu della stessa natura rassicurante di quella ricevuta dalla curandera Consuela. In effetti, al suo ritorno a New York trovò madre e bambino in buono stato di salute. Questo non rappresenta, tuttavia, la prova dell'abilità profetica delle due curanderas.
Come evidente effetto delle hojas, mi ero ritrovato in uno stato di intensa percettività mentale, ma senza traccia alcuna di allucinazioni. Nel caso di Anita, Irmgard e Gordon, l'insolita e mistica atmosfera aveva contribuito ad amplificare il loro stato d'inebriamento euforico. Mia moglie era rimasta colpita dalla visione di strane figure lineari.
Più tardi, quando facemmo una sosta a Puebla, Anita fu sorpresa e sbalordita nello scoprire le stesse immagini tra i ricchi ornamenti sopra l'altare di un'antica chiesa. Ciò accadde sulla via del ritorno a Città del Messico, durante le nostre visite alle cattedrali dell'epoca coloniale. Questi monumenti sono di un notevole interesse culturale e storico, poiché gli artisti indiani e gli uomini che prestarono la loro opera nell'edificazione vi inserirono tipici elementi in stile indios. Klaus Thomas, nel suo libro Die kiinstlich gesteuerte Seele (Ferdinand Enke Verlag, Stuttgart, 1970), parla di una possibile influenza delle visioni da psilocibina sull'arte indiana Centro-americana: «Di sicuro un raffronto storico-culturale tra le antiche e le recenti creazioni dell'arte indiana... può convincere lo spettatore imparziale della loro conformità alle immagini, alle forme e ai colori di un inebriamento psilocibinico». Anche il carattere messicano delle visioni nel mio primo esperimento con la psilocibe mexicana e il dipinto di Li Gelpke, eseguito subito dopo un'esperienza con la psilocibina, possono stimolare questa associazione.
Non appena ci accomiatammo da Maria Sabina e dal suo gruppo al volgere dell'alba, la curandera disse che le pillole avevano lo stesso potere dei funghi, senza differenza alcuna. Era la conferma più autorevole che la psilocibina sintetica è identica al prodotto naturale. Come dono di partenza, le volli offrire una boccetta di pillole. Radiante in volto, Maria Sabina confessò alla nostra interprete Herlinda che adesso sarebbe stata in grado di offrire consultazioni anche nella stagione quando non crescono i funghi.Come potremmo valutare la condotta di Maria Sabina, il fatto che abbia permesso a degli stranieri, a dei bianchi, la partecipazione attiva alla cerimonia segreta con i funghi sacri?
Possiamo perorare in sua difesa riconoscendole il merito di aver aperto in questo modo le porte all'esplorazione del culto messicano dei funghi nella sua forma attuale, e di avere reso possibile la loro indagine botanica e chimica, da cui è risultata una preziosa sostanza attiva, la psilocibina. Senza il contributo di Maria Sabina, l'antica conoscenza e l'esperienza celata in queste pratiche segrete sarebbero probabilmente scomparse senza lasciare traccia, né portare vantaggio alcuno al fine dell'avanzamento della civiltà occidentale.
Da un altro punto di vista, il comportamento di questa curandera può essere letto come una profanazione di usanze sacre, se non addirittura un tradimento. Di questa opinione erano alcuni dei suoi compaesani, che la espressero attraverso azioni vendicative, compreso l'incendio della sua casa.
La profanazione di quel culto non si arrestò con le ricerche scientifiche. Le pubblicazioni riguardanti i funghi magici provocarono una vera e propria invasione di hippy e di cercatori di droghe nella provincia mazateca: molti di loro si sono comportatí male, alcuni hanno agito anche in maniera criminale. Un'altra conseguenza indesiderabile fu l'esplosione del turismo a Huautla de Jiménez, che portò allo sradicamento dell'originalità del luogo.
Simili ponderazioni e osservazioni dovrebbero interessare la maggior parte delle ricerche etnografiche. Ogniqualvolta gli scienziati e gli studiosi rintracciano e portano alla luce i resti di antichi costumi in via di estinzione, la loro originalità è perduta. Questa perdita viene più o meno pareggiata qualora i risultati delle ricerche si rivelino un vantaggio culturale acquisito per sempre.
Da Huautla de Jiménez viaggiammo a rotta di collo su un camion fino a Teotitlàn lungo una strada semisterrata, e da lì proseguimmo comodamente in auto fino a Città del Messico, punto di partenza della nostra spedizione. Avevo perso qualche chilo, ma in compenso avevo guadagnato l'imponderabile in esperienza e in saggezza.I campioni disseccati di hojas de la Pastora che avevamo portato con noi furono sottoposti a identificazione botanica da Carl Epling e Carlos D. Jativa nell'Istituto Botanico dell'Università di Harvard a Cambridge. I due scoprirono che si trattava di una specie, fino ad allora non classificata, del genere Salvia, a cui dettero il nome di Salvia divinorum.
Le analisi chimiche del succo della pianta nel laboratorio di Basilea si rivelarono invece infruttuose. Il suo principio attivo sembrava essere piuttosto instabile, visto che il succo preparato in Messico e conservato nell'alcol si dimostrò, in una sperimentazione su me stesso, non più efficace.
Per quello che concerne la natura chimica del suo principio attivo, il problema della pianta magica Ska Maria Pastora è tuttora in attesa di una risposta.

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