Indice
Prefazione

Introduzione

Irradiazione da Ernst Junger

Ho fin qui descritto il lavoro scientifico e gli argomenti attinenti all'attività professionale di un chimico. Tuttavia, la natura stessa di questo lavoro ha avuto ripercussioni sulla mia vita e la mia personalità, non fosse altro perché mi ha messo in contatto con personaggi interessanti e di alto rilievo. Ho già ricordato alcuni di essi - Timothy Leary, Rudolf Gelpke, Gordon Wasson. Nelle pagine che seguono vorrei uscire dalla riservatezza delle scienze naturali per descrivere alcuni incontri che sono stati personalmente significativi e mi hanno aiutato a risolvere i quesiti posti dalle sostanze che avevo scoperto.
I primi contatti con Ernst Júnger
«Irradiazione» è la parola che meglio di altre esprime l'influenza sulla mia persona della figura e dell'opera letteraria di Ernst Júnger. Attraverso l'estensione del suo sguardo, che abbraccia in maniera stereoscopica le superfici e le profondità delle cose, il mondo aveva acquistato ai miei occhi un nuovo e diafano splendore. Questo accadde molto tempo prima della scoperta dell'LsD e dei contatti personali che ebbi con lo scrittore in riferimento alle sostanze allucinogene.
Iniziai a subire il fascino di Ernst Jiinger con la lettura del libro Das abenteuerliches Herz («II cuore avventuroso»), che ho letto a più riprese negli ultimi quarant'anni. Qui, per la prima volta, mi sono state rivelate la bellezza e la magia della sua prosa -descrizioni di fiori, di sogni, di passeggiate solitarie; riflessioni sul destino e la felicità, sui colori e su tanti altri aspetti legati intimamente alle nostre esistenze. Dovunque, nelle attente rappresentazioni delle superfici e, in trasparenza, delle profondità, la sua prosa rende visibile il miracolo della creazione e sfiora l'unicità e l'eternità che è in ogni essere umano. Nessun altro scrittore, quanto Júnger, mi ha dischiuso la mente. In Das abenteuerliches Herz l'autore, tra le altre cose, dirige la sua attenzione alle droghe. Trascorsero, tuttavia, molti anni prima che questo tema entrasse a far parte delle mie riflessioni, ovvero dopo la scoperta dell'LsD.
Il mio primo carteggio con Ernst Júnger non contemplava ancora il problema delle droghe; in occasione del suo compleanno, gli scrissi una lettera quale lettore riconoscente:
Bottmingen, 29 marzo 1947 Egregio Signor Jiinger,
Sono un lettore a cui lei, per anni, ha donato abbondantemente; desideravo, perciò, inviarle un vasetto di miele per il suo compleanno. Purtroppo non ho avuto questo piacere, poiché a Berna si sono rifiutati di rilasciarmi la licenza di esportazione.
Il regalo non voleva essere propriamente un saluto da un paese in cui latte e miele circolano ancora, quanto una reminiscenza dell'incantevole frase nel suo libro Auf den Marmorklippen («Sulle scogliere di marmo»), dove lei parla delle «api dorate»...
Il libro di cui qui si fa cenno era stato pubblicato nel 1939, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Auf den Marmorklippen figura tra i capolavori della narrativa tedesca; è un'opera di notevole significato profetico, ricca, nella sua andatura visionaria, delle descrizioni di un tiranno, degli orrori della guerra e dei bombardamenti notturni.
Nel corso del nostro carteggio, Ernst Júnger volle anche informarsi delle mie ricerche sull'LsD, di cui aveva appreso da un amico. Gli spedii perciò le pubblicazioni sull'argomento, a cui rispose con queste considerazioni:
Kirchhorst, 3 marzo 1948
[...] insieme ai due allegati riguardanti il suo nuovo «fantastico». Pare proprio che lei sia penetrato in un'area che custodisce molti segreti. Il suo pacco è giunto insieme a «Confessioni di un mangiatore d'oppio», da poco pubblicato in una nuova traduzione. Il curatore mi informa che ha ricevuto la sollecitazione a svolgere il lavoro in seguito alla lettura di Das abenteuerliches herx.
Da parte mia, ho lasciato alle spalle da tempo gli studi concreti. Sono esperimenti, questi, in cui, prima o poi, ci avventuriamo in sentieri pericolosi, e ci possiamo considerare fortunati se riusciamo a fuggire solo con un occhio ammaccato.
Quello che, soprattutto, mi interessava era il rapporto tra queste sostanze e il rendimento. In base alla mia esperienza, tuttavia, io credo che il risultato creativo richieda una coscienza vigile, e che essa si indebolisca sotto l'influsso delle droghe. D'altra parte, però, il processo ideativo è essenziale, e grazie a esse si hanno intuizioni che di certo non è possibile raggiungere altrimenti. Sono dell'opinione che lo stupendo saggio sull'etere scritto da Maupassant si annoveri tra gli esempi ragguardevoli di questo processo. Inoltre, ho l'impressione che anche durante gli stati febbrili si scoprano nuovi paesaggi, nuovi arcipelaghi e una nuova musica, che si fa assolutamente distinta quando appare la

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«stazione della dogana» [An der Zollstation è il titolo di un capitolo di Das abenteuerliches Herx (seconda edizione), dove si parla della transizione dalla vita alla morte]. Ma anche qui, se vogliamo dare una descrizione geografica accurata di quei territori, è necessario avere il pieno possesso della coscienza. La produttività è per l'artista quello che per il medico è una terapia riuscita. È sufficiente allora entrare poche volte dentro i territori, attraverso gli arazzi intrecciati dai nostri sensi. D'altronde, mi sembra di percepire nella nostra epoca una minore propensione verso i «fantastici» che verso gli «energetici» - a questo gruppo appartiene anche l'anfetamina che gli eserciti distribuivano ai piloti e alle altre truppe. Il tè, a mio avviso, è un «fantastico», mentre il caffè è un «energetico» - per cui il tè possiede una qualità artistica superiore. Noto che il caffè spezza i delicati intrecci di luci e ombre, e i dubbi fecondi che affiorano nella scrittura di una frase. Si oltrepassano le proprie inibizioni. A1 contrario, con il tè i pensieri si elevano in modo autentico.Ritornando ai miei «studi», tenevo un manoscritto su questi argonenti, ma l'ho bruciato. Le mie escursioni terminarono con 1'hashish, li cui ho ricordi molto piacevoli, benché talvolta mi abbia provocato stati di alienazione tali da sentirmi sottomesso a una sorta di tirannia orientale...
Poco tempo dopo, da una lettera di Ernst Júnger, venni a sapere che egli aveva inserito una digressione sulle droghe nel nuovo romanzo a cui stava lavorando, Heliopolis. Così scriveva di un persoiaggio del racconto, un esploratore di droghe:
[...] Tra le esplorazioni dei mondi geografici e metafisici, che qui mi preparo a descrivere, ci sono anche quelle di un uomo totalmente sedentario, che perlustra gli arcipelaghi oltre gli oceani navigabili, servendosi di droghe quale veicolo. Riporto alcuni passi dal suo giornale di bordo. Naturalmente, non posso permettere che questo Colombo del globo sommerso approdi a una lieta fine - muore avvelenato. Avis au lecteur.
il libro, che venne pubblicato l'anno successivo, era sottotitolato blickblick auf eine Stadt, una retrospettiva su una città del futuro, Iove gli apparati tecnologici e le armi dell'epoca attuale era stati lotati di un congegno magico, e dove erano in corso lotte per il )otere fra una tecnocrazia diabolica e una forza conservatrice. Nel )ersonaggio di Antonio Peri, Júnger descrive lo sperimentatore di iroghe, che abita nella città vecchia:
Egli catturava i sogni, come altri danno la caccia alle farfalle servendosi di retini. Non andava alle isole le domeniche e i giorni festivi, e non frequentava le osterie sulla spiaggia di Pagos. Preferiva rintanarsi nel suo studio ed esplorare i territori del sogno. Diceva che tutti i paesi e tutte le isole sconosciute erano intessute in un arazzo. Le droghe gli servivano come chiavi per accedere alle cavità e alle grotte di questo mondo. Nel corso degli anni aveva accumulato una grande conoscenza, e teneva un giornale di bordo delle sue esplorazioni. Dentro lo studio c'era anche una piccola libreria, in cui erano custoditi erbarii e farmacopee, nonché opere di poeti e maghi. Antonio amava recarvisi e leggere, mentre la droga cominciava a manifestare i suoi effetti... Si avventurava in viaggi di scoperta nell'universo del suo cervello...
Nel mezzo di questa libreria, che fu saccheggiata dai mercenari del governatore provinciale durante l'arresto di Antonio Peri, stavano:
[...] i grandi ispiratori del diciannovesimo secolo: De Quincey, E.T.A. Hoffmann, Poe e Baudelaire. C'erano anche stampe di origine antica: erbarii, testi di negromanzia e demonologia del periodo medioevale. Esse terminavano con i nomi di Albertus Magnus, Raimundus Lullus e Agrippa di Nettesheym... Accanto, si trovava l'illustre foglio De praestigiis daemonum di Wierus e le stranissime compilazioni del Medicus Wekkerus, pubblicate a Basilea nel 1582...
In un'altra sezione della libreria, pareva che Antonio Peri avesse rivolto la sua attenzione in maniera particolare a libri antichi di farmacologia, a formulari e farmacopee, e che avesse dato la caccia a ristampe di giornali e di annali. Tra gli altri, fu scoperto un vecchio e pesante volume degli psicologi di Heidelberg sull'estratto dei bottoni mescalinici e un saggio sulla fantastica dell'ergot di Hofmann-Bottmingen...
Lo stesso anno in cui fu stampato Heliopolis, ebbi l'opportunità di conoscere personalmente l'autore.
II primo viaggio
Due anni dopo, all'inizio di febbraio del 1951, si presentò la grande avventura, un viaggio con 1'LsD insieme a Ernst Júnger. In quegli anni esistevano solo documentazioni psichiatriche di test con LSD; Questo esperimento era il primo a uscire fuori dall'ambito medico; il mio interesse in esso era quindi molto alto, in quanto mi offriva l'opportunità di osservare gli effetti della sostanza su una personalità artistica, senza interferenze terapeutiche. Ciò avven-ne qualche anno prima che Aldous Huxley, entro lo stesso contesto, sperimentasse la mescalina, su cui avrebbe poi riferito nei suoi due libri «Le porte della percezione» e «Paradiso e inferno».  Per disporre di un intervento medico in caso di necessità, invitai l'amico farmacologo Heribert Konzett a partecipare all'iniziativa. Il viaggio ebbe inizio alle dieci di mattina, nel salotto della nostra casa a Bottmingen. Non potendo prevedere il tipo di reazione in un uomo molto sensibile quale Ernst Júnger, scegliemmo una piccola dose, pari a 0,05 mg. L'esperimento non ci permise quindi di raggiungere le grandi profondità.
L'intensificazione dell'esperienza estetica segnò la fase iniziale. Le rose rosso-violette si rivestirono di una luminosità senza precedenti, da cui si irradiava uno splendore ricco di significato. Un'armonia celestiale, di musica divina, fuoriusciva dalle note del concerto per flauto e arpa di Mozart. Stupefatti, contemplavamo la nebbiolina di fumo che si innalzava con la stessa agilità del pensiero da un bastoncino d'incenso giapponese. Ormai prossimi all'apice dell'inebriamento, la conversazione si spense. Distesi comodamente sulle poltrone, immagini fantastiche cominciarono a scorrere davanti ai nostri occhi chiusi. Jiinger gioì dello sfòggio dei colori di mandala orientali; io ero in viaggio presso le tribù berbere del Nord Africa e contemplavo le carovane colorate e le oasi lussureggianti. Konzett, i cui lineamenti del volto mi apparivano trasfigurati, simili a quelli del Budda, sentì la carezza del soffio dell'eternità, e visse la liberazione dal passato e dal futuro, la beatitudine attraverso la pienezza dell'esserci ora.
A1 ritorno dallo stato alterato di coscienza la sensibilità al freddo era aumentata. Come tutti i viaggiatori infreddoliti, ci avvolgemmo con coperte, pronti all'atterraggio. Ci riconsegnammo alla realtà familiare, festeggiando con un'ottima cena, dove scorse copiosamente del Burgundy.
Questa escursione aveva manifestato la comunanza e il parallelismo delle nostre esperienze, vissute in modo intimamente gioioso. Tutti e tre ci eravamo avvicinati alla porta che si apre sulla conoscenza mistica dell'essere; ma solo avvicinati, perché la porta non si era dischiusa. La dose scelta per quella seduta era stata troppo piccola. Disconoscendone il motivo, Júnger, che aveva già esplorato profondítà più abissali con un'alta dose di mescalina, commentò: «In fin dei conti, rispetto alla tigre mescalina, il suo LSD è solo un gattino». Dopo prove successive con quantità maggiori di LSD, cambiò opinione.
Lo spettacolo del bastoncino d'incenso ricompare, elaborato in forma letteraria, nel racconto di Júnger Besuch auf Godenholm («Visita a Godenholm»), dove si parla anche di altre esperienze estatiche indotte dalle droghe:
[...] Schwarzenberg bruciò un bastoncino d'incenso per purificare l'aria, come era solito fare in certe occasioni. Un filo blu si innalzò dall'estremità del bastoncino. Moltner lo osservò, all'inizio con stupore, poi ne fu rapito, come se i suoi occhi avessero ricevuto un nuovo potere. In virtù di esso, si disvelava ora il gioco di quel fumo fragrante, che alzandosi dall'esile asticciola, si ramificava poi a formare una fragile corona. Era come se l'avesse creato la sua immaginazione - un pallido intreccio di gigli di mare nelle profondità, che oscillano appena per l'urto dei frangenti. Il tempo era operante nella creazione - l'aveva racchiusa, avvolta, accerchiata, come se monete immaginarie si accumulassero velocemente una sopra l'altra. L'esuberanza dello spazio si rivelava nell'organizzazione delle fibre e nelle nervature, che si allungavano e si estendevano in altezza, in un immenso numero di filamenti.
In quel momento un soffio di aria sfiorò la visione, e dolcemente la fece attorcigliare intorno al sostegno, alla maniera di una danzatrice. Moltner lanciò un urlo di meraviglia. I raggi e i tralicci del fiore miracoloso si spostarono su nuovi livelli, su nuove superfici. Miriadi di molecole si sottomisero all'armonia. Qui le leggi non agivano più sotto il velo dell'apparenza; la materia appariva così delicata e leggera da rispecchiarle nella loro evidenza. Com'era tutto semplice e convincente! I numeri, le masse e i pesi sgusciavano fuori dalla materia. Si erano liberati delle vesti. Nessuna dea poteva confidarsi con gli iniziati in maniera più audace e aperta. Le piramidi con i loro volumi non pervenivano a questa rivelazione. Era puro splendore pitagorico...
Nessun altro spettacolo lo aveva affascinato con così tanta magica seduzione...
Una profonda esperienza nel campo estetico, qui descritta nell'esempio della contemplazione di una nebbiolina di fumo blu, è caratteristica della fase iniziale dell'inebriamento da LSD, prima che si manifestino ben più profonde alterazioni di coscienza.
L'anno seguente visitai saltuariamente Ernst Júnger a Wilflingen, dove si era trasferito da Ravensburg; altre volte ci incontrammo in Svizzera, nella mia casa di Bottmingen, vicino a Basilea, oppure a Búndnerland. Grazie alla condivisa esperienza con 1'LsD, i nostri rapporti si erano fatti più stretti. Le droghe e le problematiche che vi erano associate costituivano il soggetto principale delle nostre conversazioni e del nostro carteggio; nel frattempo, evitammo nuove sperimentazioni.
Ci scambiammo anche del materiale bibliografico. Ernst Júnger mi offrì in omaggio la rara e preziosa monografia di Ernst Freihernn von Bibra, Die Narkotischen Genussmittel und der Mensch («L'uomo e le sostanze narcotiche»), stampato a Norimberga nel 1855. Quest'opera è un classico della letteratura sulle droghe e un documento pionieristico di prim'ordine, in special modo per i riferimenti alla storia dei narcotici che vi sono contenuti. Von Bibra include nel termine Narkotische Genussmittel non soltanto sostanze come l'oppio e la Datura stramonio, ma anche il caffè, il tabacco, il khat, che non rientrano nell'accezione corrente di narcotici, non certo più di droghe quali la cocaina, l'Amanita muscaria e 1'hashish, di cui nel libro egli accenna.
Degne di nota, e ancora oggi di attualità, sono le opinioni generali sulle droghe espresse da Von Bibra più di un secolo fa:
[...] L'individuo che fumando troppo hashish si precipita furiosamente per le strade e aggredisce chiunque incontri, cade nell'oblio rispetto al numero di coloro che dopo il pranzo trascorrono ore tranquille e serene, fumandone una dose moderata; e il numero di coloro che riescono a sopportare le più dure fatiche grazie alla coca, e che magari sono stati salvati dalla morte per fame sempre in virtù della coca, di gran lunga supera i pochi «coqueros» che hanno compromesso la loro salute per un uso immoderato. Allo stesso modo, solo un'ipocrisia mal riposta può condannare il calice di conforto del vecchio padre Noè, per via di pochi ubriaconi che non conoscono i limiti e la moderazione.Di volta in volta, tenevo al corrente Jiinger su episodi attuali e alquanto curiosi che interessavano l'ambito delle droghe, come in questa mia lettera del settembre 1955:
[...] La settimana scorsa sono arrivati i primi 200 grammi di una nuova sostanza di cui desidero intraprendere le ricerche. Si tratta dei semi di una mimosa (Piptadenia peregrina Benth.), utilizzati come stimolanti dagli indiani dell'Orinoco. I semi vengono macinati, messi a fermentare e poi mischiati con la polvere dei gusci bruciati di lumaca. La polvere viene infine sniffata dagli indiani per mezzo di un osso d'uccello incavato e forcuto, come già riferiva Alexander von Humboldt in Reise nach den Aequinoctial-Gegenden des Neuen Kontinents («Viaggio nelle regioni equinoziali del nuovo contínente», libro 8, capitolo 24). È soprattutto la tribù guerriera degli Otomacos che fa ancora oggi uso estensivo di questa droga, chiamata niopo, yupa, nopo oppure cojoba. Nella monografia di P.J. Gumilla, S.J. (El Orinoco ilustrado, 1741) si legge: «Gli Otomacos fiutavano la polvere prima di andare a combattere contro i Caribes - sono sempre esistite guerre selvagge tra queste due tribù... Questa droga li privava completamente della ragione, e allora con furia brutale afferravano le loro armi. E se le donne non riuscivano a trattenerli e a legarli saldamente, essi provocavano ogni giorno terribili devastazioni. È una dissolutezza raccapricciante... Altre miti e docili tribù, che pure fiutavano lo yupa, non si facevano possedere dalla violenza come gli Otomacos, i quali, danneggiandosi con questa sostanza, diventavano spietati e si gettavano nel combattimento con furia animalesca».
Sarei curioso di sapere che effetto provocherebbe il niopo su gente come noi. Se un giorno dovesse accadere di sperimentare questa sostanza, per nessun motivo dovremmo mandar via le nostre mogli, come facemmo in occasione di quel sogno di inizio di primavera (mi riferisco all'esperimento con 1'LsD del febbraio 1951); potrebbero legarci ben stretti in caso d'emergenza.
L'analisi chimica di questa sostanza portò all'isolamento dei principi attivi, i quali, come gli alcaloidi dell'ergot e la psilocibina, appartengono al gruppo degli alcaloidi indolici. Tuttavia non procedemmo

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