Indice

Prefazione

Introduzione

L'esperienza con l'LSD e la realtà

La realtà è inimmaginabile senza un soggetto conoscente, senza un io. Essa è il prodotto del mondo esterno, «il trasmittente», e di un «ricevitore», un soggetto nel cui sé più profondo le emissioni dell'ambiente circostante, registrate dalle antenne degli organi sensoriali, divengono coscienti. Se uno dei due viene a mancare, la realtà non accade, la radio rimane muta e lo schermo visivo appare privo di immagini.Se manteniamo questo modello - il mondo come prodotto del trasmittente e del ricevitore - , l'accesso a un'altra realtà, provocato dall'azione dell'LsD, può essere allora spiegato con il fatto che il cervello, sede del ricevitore, subisce un'alterazione biochimica. Il ricevitore viene così a sintonizzarsi su una lunghezza d'onda diversa da quella che coincide con la normale e quotidiana realtà. Poiché all'infinita molteplicità e diversità dell'universo corrisponde un numero illimitato e diversificato di lunghezze d'onda, possono manife-starsi nella coscienza, in base alla disposizione del ricevitore, numerose e svariate realtà, comprendenti il rispettivo soggetto. Esse, o meglio ancora, queste distinte stratificazioni della realtà non si escludono a vicenda, ma sono complementari, e costituiscono insieme una parte della realtà onnicomprensiva, eterna e trascendentale, dove ha sede anche il centro inattaccabile dell'autocoscienza che registra -i vari stati dell'ego.
La vera importanza dell'LsD e degli altri allucinogeni consiste nella capacità di disporre su altre lunghezze d'onda il soggetto ricevitore, provocando in tal modo alterazioni nella percezione della realtà. La possibilità di far emergere nuove e multiformi immagini del mondo, questo potere davvero cosmogonico, rende comprensibile la venerazione cultuale delle piante allucinogene in funzione di droghe sacre.  Qual è la caratteristica e fondamentale differenza tra la realtà ordinaria e l'immagine del mondo esperita durante 1'inebriamento con 1'LsD? Negli stati usuali di coscienza 1'io e l'ambiente esterno sono separati; il soggetto sta di fronte al mondo, che si è trasformato in oggetto. Con 1'LsD i confini tra 1'io conoscente e ciò che sta di fronte più o meno svaniscono, a seconda dell'intensità dell'inebriamento. Ha luogo una reazione fra il ricevitore e il trasmittente. Una parte dell'io straripa nel mondo esterno, nelle cose, che si animano e assumono un significato diverso e più profondo. Questa esperienza, che si accompagna alla perdita dell'io su cui facciamo sempre affidamento, può essere estatica o assumere i tratti demoniaci del puro terrore. Nell'eventualità auspicabile, il soggetto rinnovato si sente beatamente fuso con le cose della realtà esterna e di conseguenza con le altre creature del mondo, fino a raggiungere possibilmente il senso della totale unità con l'universo. Questo stato, che, date certe favorevoli condizioni, può essere procurato dall'azione dell'LsD e delle altre sostanze sacre messicane, è analogo all'illuminazione religiosa spontanea - 1'unio mystica. In entrambi i casi, spesso della durata di un solo eterno istante, viene percepita quella dimensione da cui traspare il fulgore della realtà trascendentale. Il rapporto tra 1'illuminazione spontanea e quella indotta dalle droghe è stato ampiamente indagato da R.C. Zaehner nel libro Mystik - religiós und profan («Misticismo - sacro e profano»), Ernst Klett Verlag, Stoccarda 1957.Gottfried Benn, nel saggio Provoxiertes Leben («Vita provocata») (apparso in: Ausdruckswelt, Limes Verlag, Wiesbaden, 1949), definisce la realtà in cui 1'io e il mondo stanno l'uno di fronte all'altro come «la catastrofe schizoide, il destino nevrotico dell'occidente». Così scrive:
L'attuale concetto di realtà ebbe origine nel sud del nostro continente. Determinante per la sua formazione fu il principio ellenistico-europeo dell'agóne e della vittoria conseguita attraverso la prestazione, l'astuzia, la perfidia, il talento e la forza, espresso all'inizio nella forma greca dell'aretè, e successivamente in quella europea del darwinismo e del superuomo. L'io venne allo scoperto, calpestò la terra, condusse batta-glie e per far questo ebbe bisogno di strumenti, di materiali, di potere. Si pose di fronte alla materia come altro da essa; se ne distaccò con i sensi, ma ci stabilì un rapporto formale più stretto. La scompose, la esaminò e la classificò: armi, oggetti di scambio, denaro per riscattare. La spiegò mediante isolamento, la ridusse a formule, ne strappò dei frammenti, la suddivise. (La materia divenne) un concetto appeso come sciagura sopra l'Occidente, contro cui esso lottò, senza afferrarlo, a cui sacrificò un'ecatombe di sangue e di felicità, e le cui tensioni e fratture era ormai impossibile risolvere attraverso lo sguardo naturale e la conoscenza metodica dell'essenziale, quieta unità delle forme prelogiche dell'essere... invero, il carattere catastrofico di questo concetto venne alla luce in maniera sempre più evidente... uno stato, un'organizzazione sociale, una morale pubblica, per i quali la vita altro non è che esistenza sfruttabile economicamente, e che non accettano il mondo della vita provocata, non possono arrestare la sua distruttività. Una comunità, la cui igiene e tutela razziale, quali moderni rituali, si basano su vuote conoscenze biologico-statistiche, può solo difendere il punto di vista superficiale delle masse, nella cui osservanza conduce incessantemente le guerre, perché la realtà è per essa materia prima, rimanendole nascosto il suo presupposto metafisico.
Come sostiene Gottfried Benn in questo brano, il concetto di realtà che mantiene separati 1'io e il mondo ha senza dubbio stabilito il corso evolutivo della storia intellettuale europea. Il mondo vissuto come materia inanimata e oggetto, a cui l'uomo sta di fronte in opposizione, ha prodotto la scienza moderna e la tecnica. E grazie al loro intervento, gli uomini hanno sottomesso la terra e hanno abusato del suo patrimonio; le imponenti realizzazioni della civiltà tecnologica si trovano faccia a faccia con il disastro ecologico. Questo intelletto che tutto oggettivizza è penetrato anche nel cuore della materia, il nucleo dell'atomo, e lo ha spaccato, liberando energie che minacciano le forme vitali del nostro pianeta.
Se l'uomo non si fosse separato dal mondo, ma avesse vissuto in armonia con la natura vivente e la creazione, mai sarebbe stato possibile un impiego sbagliato della conoscenza e dell'intelletto. Tutti gli attuali tentativi di provvedere ai danni causati attraverso misure di protezione ambientale risulteranno solamente rattoppi superficiali e senza speranza, se a essi non seguirà la cura di quello che Benn ha chiamato «il destino nevrotico dell'Occidente». Guarire significa poter esperire la realtà profonda delle cose che tutto abbraccia, compreso il soggetto che vi partecipa.
Questo tipo di esperienza viene sempre più ostacolato in ambienti che mani umane hanno reso inanimato, nelle metropoli e nei paesaggi industriali delle nostre società. È qui che soprattutto si palesa il contrasto fra l'individuo e il mondo esterno. Sensazioni di alienazione, di solitudine, di minaccia si presentano incessantemente e dominano la coscienza quotidiana degli individui delle società industriali; esse prendono inoltre il sopravvento ovunque si estenda la civiltà della tecnica, e in larga misura influiscono sulla produzione dell'arte moderna e della letteratura.
Nell'ambiente naturale il pericolo di vivere una realtà frantumata è minore. Nei prati, nelle foreste e nel regno animale che vi si rifugia, ma anche in ogni giardino, si avverte una realtà infinitamente più vera e antica, più profonda e stupefacente di qualsiasi cosa gli uomini abbiano costruito, e che sarà sempre presente quando il mondo esanime delle macchine e del cemento si dileguerà di nuovo, si coprirà di ruggine e cadrà in rovina. Nella germinazione, nella crescita, nella fioritura, nella fruttificazione, nella morte e di nuovo nella comparsa dei primi germogli delle piante, nel loro rapporto con il sole, la cui luce esse trasformano in energia chimica sotto forma di composti organici, dai quali tutte le forme viventi del nostro pianeta provengono - nell'essenza propria delle piante, si manifesta la stessa misteriosa, inesauribile ed eterna energia vitale che ci ha generato e ci condurrà di nuovo nel suo ventre, dove saremo a1 sicuro e uniti con tutto il creato.
Non stiamo qui parlando di sentimentali utopie naturiste, di un «ritorno alla natura» in senso rousseauiano. Quel movimento romantico, che ricercava 1'idìllio nel mondo naturale, rappresenta senz'altro il sentimento di un'umanità che ha visto scissi i propri legami con la natura. Ciò di cui oggi abbiamo bisogno è vivere di nuovo l'unione fondamentale con tutte le forme viventi, ed essere consapevoli della dimensione onnicomprensiva della realtà. Più sporadico risulte-rà lo sviluppo spontaneo di questa consapevolezza, più la flora e la fauna primigenie del pianeta dovranno sottomettersi a un ambiente tecnologico inanimato.
I misteri e il mito
Il concetto di realtà secondo cui il soggetto si pone di fronte al mondo e con esso si confronta, cominciò a delinearsi, come riferisce il passo di Gottfried Benn, nella parte meridionale del continente europeo, l'antica Grecia. Già gli uomini di quell'epoca conoscevano il dolore che deriva dalla coscienza di una realtà frantumata. Lo spirito greco andò alla ricerca della cura, integrando la multiforme e variopinta, sensuale ma anche dolorosa visione apollinea del mondo, prodotta dalla separazione del soggetto dall'oggetto, con l'esperienza dionisiaca del mondo, in cui questa frattura si annulla nell'ínebriamento estatico. Scrive Nietzsche in «La nascita della tragedia»:
O per l'influsso delle bevande narcotiche, cantate da tutti gli uomini e dai popoli primitivi, o per il possente avvicinarsi della primavera, che pervade gioiosamente tutta la natura, si risvegliano quegli impulsi dionisiaci, nella cui esaltazione l'elemento soggettivo svanisce in una completa dimenticanza di sé... Sotto l'incantesimo del dionisiaco non solo si restringe il legame tra uomo e uomo, ma anche la natura estraniata, ostile
' o soggiogata celebra di nuovo il suo giorno di riconciliazione con il figlio perduto, l'uomo.
Celebrati ogni anno nella stagione autunnale, entro un arco di tempo di quasi duemila anni - dal 1500 a.C. circa fino al quarto secolo "' dopo Cristo - i Misteri di Eleusi erano intimamente legati alle cerimonie e ai festeggiamenti in onore del dio Dioniso. Essi furono istituiti da Demetra, dea della fertilità, come ringraziamento per la liberazione di sua figlia Persefone, che il dio degli inferi, Ade, aveva rapito. Tra i doni di riconoscenza offerti dalle due divinità al sommo sacerdote di Eleusi, Trittolemo, figurava anche una spiga di grano. Esse lo istruirono sulla coltivazione di questo cereale, che egli disseminò poi su tutto il globo terrestre. A Persefone, tuttavia, non fu  sempre concesso di rimanere con sua madre, poiché, disubbidendo agli ordini degli dei supremi, aveva ricevuto il nutrimento da Ade. Come punizione, avrebbe dovuto far ritorno negli inferi per un certo periodo dell'anno. Durante questo tempo l'inverno calava sulla terra, le piante morivano e si ritiravano dentro il suolo, per rinascere poi a nuova vita in primavera, insieme alla ricomparsa di Persefone sulla terra.
Il mito di Demetra, Persefone, Ade e delle altre divinità, rappresentato come dramma, costituiva comunque solo la cornice esterna degli avvenimenti. Il momento solenne delle celebrazioni annuali era la cerimonia notturna d'iniziazione. Agli iniziati veniva proibita, pena la morte, la divulgazione di quello che avevano appreso e visto nella sala più segreta e sacra del tempio, il telesterion (mèta). Nessuno dei numerosi iniziati ai misteri di Eleusi lo ha mai fatto. Tra i molti personaggi celebri dell'antichità, vi parteciparono anche Pausania, Platone e gli imperatori romani Adriano e Marco Aurelio. Dai commenti degli iniziati sul valore e l'importanza della visione si può senz'altro parlare di stati d'illuminazione vissuti dai partecipanti, durante i quali si offriva alla loro vista la dimensione più profonda e il fondamento eterno della creazione. Così recita un inno omerico: «Beato è colui tra gli uomini sulla terra, che ha visto queste cose! Chi invece non è stato iniziato ai Sacri Misteri, chi non vi ha avuto parte, è destinato a giacere, da morto, nelle lugubri tenebre». Parlando della benedizione eleusina, Pindaro così si esprime: «Beato chi entra sotto la terra dopo aver visto quelle cose. Conosce la fine della vita, conosce anche il principio dato dalla divinità». Cicerone, un altro famoso iniziato, allo stesso modo esaltò la luminosità che pervase la sua vita dopo la visione di Eleusi: «Là abbiamo ricevuto il motivo per vivere non solo con letizia, ma anche con una speranza migliore nella morte».
Come poteva la rappresentazione di un evento così comune, che ogni anno si rinnova davanti ai nostri occhi - il seme del grano che viene messo sotto terra e qui muore, affinché una nuova pianta, una nuova vita, possa ergersi verso la luce - rivelarsi un'esperienza così confortante, come traspare dalle precedenti testimonianze? Sap-piamo da fonti antiche che nella cerimonia finale veniva offerta agli iniziati una bevanda, il kikeon, í cui ingredienti erano l'estratto d'orzo e la menta. Alcuni studiosi di religioni e di mitologia - come Karl Kerényi dalla cui opera sui Misteri di Eleusi sono state riprese le precedenti indicazioni, e con cui ho collaborato nella ricerca su questa misteriosa bevanda - sono dell'opinione che al kikeon fosse mescolata una sostanza allucinogena [nel libro di R. Gordon Wasson, Albert Hofmann e Carl A.P. Ruck, The road to Eleusis (Harcourt Brace Jovanovich, New York, 1978), viene discussa l'ipotesi che nel kikeon fosse presente un preparato estratto dalla segale cornuta]. Questa ipotesi renderebbe comprensibile l'esperienza estatico-visionaria del mito di Demetra e Persefone, come simbolo ciclico della vita e della morte inscritto all'interno di una realtà incorruttibile che le abbraccia entrambe.
Quando il re goto Alarico, spingendosi dal nord, invase la Grecia nel 396 d.C. e distrusse il santuario di Eleusi, non si trattò solamente della fine di un centro religioso, ma anche del definitivo tramonto del mondo antico. Con i monaci al seguito di Alarico il cristianesimo fece il suo ingresso in Grecia.
Il significato storico-culturale dei Misteri e la loro influenza sulla storia del pensiero europeo possono essere scarsamente sopravvalutati. Un'umanità separata dal mondo a causa della propria razionalità dualista trovava la cura al proprio dolore nell'esperienza mistica totale che i Misteri le procuravano, e che le dava la certezza dell'esistenza di un essere immortale e imperituro.
Questa fede è sopravvissuta nel cristianesimo delle origini, sebbene con altri simboli. Essa si manifesta come una promessa anche in alcuni passaggi dei Vangeli, in particolar modo nel Vangelo secondo Giovanni, nel capitolo 14, 16-20. Gesù parla ai suoi discepoli, mentre prende congedo da loro:
Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, affinché sia per sempre con voi: lo Spirito della verità, che il mondo non può accogliere, perché non lo vede né lo conosce. Ma voi lo conoscete, perché dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un po' e il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi riconoscerete che io sono nel Padre, voi in me e io con voi.
Questa promessa forma il cuore del mio credo cristiano e della mia vocazione alla ricerca scientifico-naturale: attraverso lo spirito della verità noi arriveremo alla conoscenza dell'universo e alla consapevolezza della nostra identità con la realtà più profonda e onnicomprensiva, Dio.
Tuttavia il cristianesimo ecclesiastico, caratterizzato dal dualismo creatore-creato e da una religiosità alienata dalla natura, ha cancellato ampiamente l'eredità dionisiaco-eleusina dell'antichità. Nell'ambito della fede cristiana, solo particolari uomini di grande talento hanno potuto testimoniare, nel corso di esperienze visionarie spontanee, di una realtà eterna e confortante, esperienze a cui l'élite di innumerevoli generazioni dell'antichità aveva accesso attraverso l'iniziazione eleusina. L'unio mystica dei santi cattolici e le visioni che i rappresentanti del misticismo cristiano, Jakob Boehme, Meister Eckhart, Angelus Silesius, Thomas Traherne, William Blake e altri, descrivono nelle loro opere, sono essenzialmente e in maniera evidente simili all'illuminazione ricevuta dagli iniziati ai Misteri eleusini.
L'importanza fondamentale dell'esperienza mistica per la guarigione di un'umanità malata di visione materialistica e mono-razionale del mondo, non è oggi particolarmente sottolineata solo dai seguaci dei movimenti religiosi orientali, come quelli del buddismo zen, ma anche da esponenti di primo piano della psichiatria accademica. Vorrei qui richiamare l'attenzione sulle opere di Balthasar Staehelin, lo psichiatra originario di Basilea che lavora a Zurigo: Haben und Sein (1969), Die Welt als Du (1970), Urvertrauen und zweite Wirklichkeit (1973), Der finale Mensch (1976). Questi libri rinviano a numerosi altri autori che si occupano della stessa problematica. Un nuovo indirizzo sta oggi prendendo campo nella psicologia, quale elemento basilare della sua pratica terapeutica; mi riferisco alla psicologia transpersonale, il cui obiettivo è il raggiungimento della dimensione metafisica dell'uomo che si manifesta nell'esperienza di una realtà più ampia e non dualista.


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