Indice

Prefazione

Introduzione



Ancora più significativo è il fatto che non solo la medicina, bensì settori sempre più larghi della nostra società considerino il superamento della visione dualista della natura il presupposto e il fondamento della guarigione e del rinnovamento spirituale della civiltà e della cultura occidentale.
Nelle sue molteplici forme, la meditazione si pone oggigiorno in primo piano quale via per la conoscenza di quella dimensione profonda e avvolgente in cui l'uomo sente protezione e conforto. Essa si differenzia dalla preghiera tradizionale, costruita sulla dualità creatore e creato, nell'obiettivo fondamentale che vi si persegue, consistente nell'abolizione della barriera Io-Tu attraverso la fusione dell'oggetto e del soggetto, del trasmittente e del ricevitore, della realtà oggettiva e dell'io.
Tuttavia, questa conoscenza fattuale sempre più estesa, che abbraccia la realtà oggettiva in virtù dell'indagine scientifica, non deve essere considerata una profanazione. A1 contrario, se si spinge abbastanza in profondità, essa perviene al fondamento primario e imperscrutabile dell'universo, al prodigio e al mistero del divino: nel microcosmo dell'atomo, nel macrocosmo della nebulosa a spirale, nei semi delle piante, nel corpo e nella psiche dell'uomo.
La meditazione inizia ai confini della realtà oggettiva che sono stati raggiunti dalla conoscenza e dalla percezione razionale. Essa, per' ciò, non si pone come negazione della realtà effettuale, bensì rappresenta una penetrazione nelle dimensioni più profonde di ciò che esiste; non si tratta di una fuga verso la sfera immaginaria del sogno, ma della ricerca della verità che avvolge il mondo oggettivo, tramite la contemplazione simultanea e stereoscopica delle sue superfici e dei suoi abissi.
Da ciò potrebbe nascere e svilupparsi una nuova consapevolezza, su cui costruire una nuova religiosità, non più sostenuta dal credo nei dogmi delle varie religioni ma dalla conoscenza attraverso lo «spirito della verità». Con questo si intende una conoscenza, una lettura e una comprensione del testo direttamente «dal libro che le dita di Dio hanno scritto» (Paracelso), dalla creazione.
Il passaggio da una visione in cui il mondo è posto di fronte e in contrasto al soggetto a una conoscenza profonda e quindi religiosa della realtà può compiersi solo gradualmente, mediante una continua pratica meditativa. Ma può anche manifestarsi, come improvvisa e spontanea illuminazione, in un'esperienza visionaria; i suoi effetti sono allora particolarmente intensi e gioiosi. Oppure, può, come scrive Balthasar Staehelin, «non presentarsi neppure dopo decenni di meditazione». Inoltre non a tutti capita di vivere una simile esperienza mistica, benché questa possibilità sia inerente alla natura della spiritualità umana.
Nonostante ciò, a Eleusi, la visione mistica, l'esperienza ristoratrice e confortante, poteva essere procurata ai numerosi iniziati ai sacri misteri in un luogo e in un tempo stabiliti. Ciò potrebbe essere spiegato con l'intervento farmacologico di una droga allucinogena, come affermano alcuni studiosi di religioni tra i quali ho già citato Karl Kerényi. La proprietà caratteristica degli allucinogeni, quella di rimuovere le barriere tra il soggetto conoscente e il mondo esterno in un'esperienza estatico-emozionale, può rendere possibile, dopo opportune preparazioni interne ed esterne come quelle scrupolosamente curate a Eleusi, un'esperienza mistica per così dire secondo il programma.
La meditazione è un preliminare per arrivare allo stesso scopo che era perseguito e raggiunto nei misteri eleusini. È probabile che in futuro 1'LsD venga impiegato per procurare la visione mistica quale coronamento di questa.
Colgo il vero significato dell'LsD nella sua capacità di offrire un aiuto sostanziale alla meditazione orientata verso l'esperienza mistica. Questo uso è in pieno accordo con l'essenza e l'azione caratteristica di una sostanza sacra come 1'LsD.
- Il sostegno alla meditazione attraverso 1'LsD si fonda sulle stesse azioni che stanno alla base del suo impiego in psicoanalisi e in psicoterapia, cioè sulla sua facoltà di allentare o addirittura di abolire temporaneamente le barriere tra il soggetto e l'oggetto e la separazione dell'uomo dal mondo esterno. Ciò favorisce l'interruzione di eventuali circoli viziosi di natura egoica, e il presentarsi di una realtà che dà ristoro e accoglienza.

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