Indice

Prefazione

Introduzione

L'IMPIEGO DELL'LSD IN PSICHIATRIA

La prima ricerca sistematica con LSD su soggetti umani venne condotta presso la clinica psichiatrica dell'Università di Zurigo. Werner A. Stoll (uno dei figli del professor Stoll), il primo a svolgere l'indagine, pubblicò i suoi risultati nel 1947 nello Schweixer Archiv fur Neurologie und Psychiatrie, con il titolo Lysergsaure-diathylamid, ein Phantastikum aus der Mutterkorngruppe.
Gli esperimenti coinvolsero individui sani e pazienti schizofrenici. I dosaggi utilizzati - di gran lunga più bassi di quello da me impiegato la prima volta (0,25 mg) - variavano tra 0,02 e 0,13 mg. La ricerca evidenziò stati mentali marcatamente euforici, mentre nel mio esperimento erano stati soprattutto gli aspetti collaterali negativi, dovuti al sovraddosaggio e naturalmente alla paura di un esito incerto, a essere risultati predominanti.
In questa fondamentale pubblicazione erano descritte con linguaggio scientifico tutte le caratteristiche essenziali dell'alterazione mentale provocata dall'LsD e si parlava del nuovo composto attivo chiamandolo fantastico. Il problema dell'impiego terapeutico dell'LsD non fu comunque risolto. Il rapporto evidenziava l'effetto straordinario e profondo dell'LsD, che veniva messo in relazione all'attività di sostanze presenti in quantità minime nell'organismo, considerate responsabili di alcuni disordini mentali. Un altro aspetto affrontato in questa prima pubblicazione riguardava la possibilità di utilizzare questa potente sostanza psicoattiva come strumento di ricerca psichiatrica.
Prima autosperimentazione di uno psichiatra
Nella sua relazione, W.A. Stoll offrì anche una dettagliata descrizione della propria espe,rienza con 1'LsD. È interessante riferire per esteso questo documento, dato che è il primo autoesperimento pubblicato da uno psichiatra, e perché vi si possono rintracciare molti aspetti caratteristici dell'alterazione mentale indotta da LSD. Ringrazio di cuore l'autore per la gentile autorizzazione a ripubblicare il brano.
Alle 8 presi 60 mcg (0,06 milligrammi) di LSD. I primi sintomi comparvero dopo circa 20 minuti: pesantezza nelle membra, leggeri sintomi atassici. Seguì una fase molto spiacevole di malessere generale, accompagnata da un abbassamento della pressione sanguigna registrato dagli esaminatori.
Venni assalito da una certa euforia, anche se mi sembrava più leggera di quella provata in un precedente esperimento. L'atassia aumentò, cominciai a `navigare' per la stanza a grande andatura. Mi sentii un po' meglio, ma preferii adagiarmi.
Poi la stanza venne oscurata (un esperimento al buio); ne seguì un'esperienza senza precedenti, di intensità inimmaginabile che aumentava sempre più, con maggiore forza. Era caratterizzata da un'incredibile profusione di allucinazioni ottiche, che apparivano e svanivano a gran velocità, per far posto a innumerevoli, nuove immagini. Cerchi, vortici, scintille, piogge, croci, spirali, esplodevano in costante e incalzante mutamento. Sembrava che le immagini fluttuassero su di me soprattutto dal centro del campo visivo, o dall'estremità inferiore sinistra. Se una figura si affacciava nel mezzo, il rimanente campo visivo si riempiva subito di un gran numero di visioni simili. Tutte colorate: rosse, gialle e verdi, dalle tinte brillanti e luminose.
Era impossibile soffermarsi su qualche forma particolare. Quando l'assistente dell'esperimento sottolineò la mia notevole capacità immaginativa e la ricchezza delle mie affermazioni, reagii soltanto con un sorriso comprensivo. Sapevo, in realtà, di non riuscire a trattenere, né tanto meno a rappresentare più di una frazione di quelle immagini. Dovevo lottare con me stesso per regalarne una descrizione. Parole come «fuochi d'artificio» o «caleidoscopico» suonavano misere e inadeguate. Sentivo che avrei dovuto immergermi sempre più in profondità, dentro questo mondo strano e affascinante, per consentire che questa esuberante, incredibile abbondanza agisse su di me.
All'inizio, le allucinazioni avevano un che di elementare: raggi, fasci di raggi, piogge, anelli, vortici, cerchi, spruzzi, nubi, eccetera. Poi apparvero visioni molto più strutturate: archi, file di archi, un mare di tetti, paesaggi desertici, balconi, fiamme guizzanti, cieli stellati di uno splendore straordinario. Nel mezzo di queste forme di complessa organizzazione continuavano sempre a manifestarsi le figure elementari prima predominanti. Ricordo ancora queste visioni:
Una fuga di archi gotici che si innalzavano al cielo, un complesso corale continuo, di cui non riuscivo a distinguere la parte inferiore.
Uno scenario di grattacieli, che rievocava le foto dell'ingresso al porto di New York: case a torre dalla serie interminabili di finestre vacillavano le une accanto e dietro alle altre. Anche qui non riuscivo a vedere la base.
Un insieme di aste e funi, che ricordavano la riproduzione di un dipinto visto il giorno prima (l'interno di una tenda da circo).
Un cielo serale di un blu pallido inconcepibile, sopra i tetti bui di una città spagnola. Ebbi un singolare presentimento, ero colmo di gioia e pronto all'avventura, senza esitazioni. D'improvviso, le stelle cominciarono a scintillare, ad ammassarsi e a trasformarsi in una densa pioggia di stelle e faville che affluiva verso di me. Città e cielo scomparvero. Mi trovai in un giardino; vidi luci brillanti di colore rosso, giallo, verde cadere attraverso un graticcio oscuro, un'esperienza estatica meravigliosa. Era significativo come tutte le immagini consistessero di continue ripetizioni degli stessi elementi: molte scintille, molti cerchi, molti archi, molte finestre, molti fuochi, eccetera. Non vedevo mai figure isolate, ma sempre duplicazioni della stessa immagine, reiterata all'infinito.
Mi sentivo unito ai romantici e ai sognatori di ogni epoca, pensai a E.T.A. Hoffmann, vidi il maelstrom di Poe (e pensare che quando lessi Poe, le sue descrizioni mi erano sembrate eccessive). Spesso avevo la sensazione di trovarmi all'apogeo dell'esperienza artistica; esultai di gioia di fronte ai colori dell'altare di Isenheim, e conobbi l'euforia e l'esultanza che una visione artistica può provocare. Dovevo aver anche parlato più volte di arte moderna; pensavo ai dipinti astratti, e tutto a un tratto mi parve di comprenderli. Poi di nuovo si presentarono visioni di assoluto

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squallore, nelle forme e nella combinazione cromatica. Mi venivano in mente quegli ornamenti per lampade in stile moderno e quei cuscini da divano così vistosamente sgargianti e a buon mercato. I pensieri erano in accelerazione. Ebbi però la sensazione che il mio assistente potesse ancora seguirmi, anche se ero convinto che lo facesse con estremo sforzo. Riuscivo ancora, all'inizio, a descrivere le mie visioni in modo compiuto. Divenne poi impossibile, per il ritmo sempre più frenetico, sviluppare un singolo pensiero fino alla fine. Penso di avere semplicemente iniziato molte frasi...
Quando tentavo di concentrarmi su argomenti specifici, l'esperimento si rivelava un insuccesso. Non so come, la mia mente si focalizzava addirittura su immagini contrarie: grattacieli invece di una chiesa, un vasto deserto al posto di una montagna.
Pensavo di aver calcolato con esattezza il tempo trascorso, ma la cosa non mi sembrò poi così importante. Questi problemi non mi toccavano in alcun modo.
II mio stato mentale era decisamente euforico. Ne traevo piacere, ero sereno. Questa esperienza mi stava sempre più interessando. Ogni tanto aprivo gli occhi. La tenue luce rossa appariva misteriosa, molto più di prima. Il mio assistente, tutto preso a scrivere, mi sembrava molto distante. Avevo di frequente sensazioni fisiche particolari: credevo che le mie mani fossero attaccate a un corpo lontano, ma non ero certo si trattasse del mio.
Dopo la conclusione del primo esperimento al buio, passeggiai un po' per la stanza. Mi reggevo a fatica sulle gambe, di nuovo ebbi sensazioni poco piacevoli. Avevo freddo, e fui grato all'assistente quando mi coprì con una coperta. Mi sentivo disordinato, con la barba non rasata e sporco. La stanza pareva strana e spaziosa. Dopo un po', mi accovacciai su uno sgabello. Per tutto il tempo che vi rimasi, i miei pensieri furono quelli di un uccello.
L'assistente parlò del mio aspetto miserevole, mentre lui mi sembrava molto aggraziato. Vedevo le mie mani piccole e sottili. Me le lavai e mi accorsi che l'azione si stava svolgendo a grande distanza, da qualche parte laggiù sulla destra. Non ero sicuro che fossero le mie mani, ma la cosa non aveva alcuna importanza. Molti aspetti familiari del paesaggio esterno pareva fossero cambiati. Ma oltre alle allucinazioni, ero ancora in grado di vedere le cose reali. In seguito, non fu più possibile, benché fossi sempre consapevole che la realtà era diversa...
La caserma e l'autorimessa che le stava di fronte si trasformarono improvvisamente in uno scenario di rovine e di distruzione. Vedevo macerie di muri e di travi sporgenti, memore senza dubbio degli eventi bellici che qui si svolsero.
Entro un campo visivo vasto e uniforme, scorgevo immagini ininterrotte, che tentai di disegnare, non riuscendo però ad andare oltre gli abbozzi iniziali. Vidi una scultura decorativa riccamente elaborata, in costante metamorfosi, senza arresto di flusso. Mi venne in mente ogni tipo di cultura straniera, vidi motivi messicani, indiani. In mezzo a un intreccio di travetti e viticci comparvero piccole caricature, idoli, maschere, che d'improvviso si mescolarono in modo insolito con disegni infantili di persone. Il tempo aveva rallentato il suo corso rispetto all'esperimento condotto nell'oscurità.
L'euforia era ormai scomparsa. Ero depresso, soprattutto durante il secondo esperimento al buio, che seguì al precedente. Laddove nel primo le allucinazioni si erano alternate a grande velocità con colori brillanti e luminosi, adesso dominavano il blu, il viola e il verde scuri. Il movimento delle figure complesse si era fatto più lento, più delicato, più tranquillo, sebbene anche queste fossero composte di una soffusa pioggerellina di «punti elementari», che fluttuavano e roteavano in rapidità. Durante il primo esperimento, l'agitazione delle forme aveva preso spesso il sopravvento su di me; ora si era allontanata decisamente, per spostarsi al centro dell'immagine, dove una bocca era intenta a succhiare. Vidi delle grotte con erosioni e stalattiti fantastiche, che mi ricordavano l'antica fiaba Im Wunderreiche des Bergkonigs («Nel meraviglioso regno del re della montagna»). Un intero sistema di arcate si innalzò maestoso nella sua serenità. Sul lato destro, spuntò all'improvviso una fila di tetti di capannoni; pensai a un viaggio verso casa di sera durante il servizio militare. Era significativo che si trattasse di un ritorno a casa: non c'era più niente che indicasse una partenza o l'amore per l'avventura. Mi sentii protetto, avvolto da un senso materno, ero in pace. Le allucinazioni si erano attenuate, avevano perso la loro intensità. In seguito provai la sensazione di possedere in certo qual modo la stessa forza materna. Sentivo l'impulso e il desiderio di aiutare, cominciai perciò a comportarmi in maniera estremamente sentimentale e sdolcinata (lo dico dal punto di vista dell'etica medica). Me ne accorsi e cambiai atteggiamento.
Lo stato depressivo continuava tuttavia a persistere. Cercai in tutti i modi di concentrarmi su immagini brillanti e gradevoli. Ma invano: affioravano solo figure di colore blu e verde scuro. Volevo ricreare quel fuoco luminoso del primo esperimento al buio, e in realtà vidi dei fuochi; ma erano fuochi sacrificali che provenivano da lugubri spalti di una fortezza in una remota landa autunnale. Provai anche a catturare con lo sguardo una brillante moltitudine di scintille che si era innalzata da terra, ma a metà altezza si trasformò in un gruppo di misteriose pavonie che si muoveva in silenzio. Durante l'esperimento rimasi molto colpito dall'affinità tenace e ininterrotta tra il mio stato mentale e il tipo di allucinazioni.
Nel secondo esperimento al buio, ebbi modo di osservare che qualsiasi rumore, anche quelli prodotti intenzionalmente dal mio assistente, provocava dei cambiamenti simultanei nelle impressioni ottiche (sinestesia). Anche la pressione sui bulbi oculari creava alterazioni nelle percezioni visive.
Verso la fine del secondo esperimento al buio, cominciai a scrutare le mie fantasie sessuali, ma non ci fu nulla da fare. Non ero assolutamente in grado di provare desideri sessuali. Cercai di immaginarmi la figura di una donna; apparve solo una rozza scultura in stile moderno-primitivo. Non aveva niente di erotico, la sua forma fu subito cancellata da un moto frenetico di cerchi e di vortici.
Finito il secondo esperimento, mi sentii intorpidito e un po' giù di fisico. Sudavo, ero esausto. Per fortuna non dovevo andare alla caffetteria all'ora di pranzo. L'assistente di laboratorio ci portò del cibo; appariva piccolo e distante, i lineamenti della sua figura possedevano la stessa grazia ragguardevole dell'assistente dell'esperimento.
Intorno alle tre del pomeriggio cominciai a sentirmi meglio. Il mio assistente poteva ormai proseguire il suo lavoro e io stesso mi impegnai, con un certo sforzo, a prendere alcune note. Mi misi al tavolo, volevo leggere ma non potevo concentrarmi. D'un tratto mi vidi come una fi-gura di un quadro surrealista, le cui membra erano distaccate dal corpo, dipinte da qualche altra parte lì vicino...Ero depresso e pensavo con interesse alla possibilità del suicidio. Con un certo terrore mi accorsi della incredibile familiarità di questo pensiero. Era del tutto evidente che una persona depressa commette suícidio...
Sulla strada di casa e per tutta la sera mi sentii di nuovo euforico, colmo delle esperienze della mattina. Avevo vissuto cose inaspettate e sconcertanti. Mi sembrava che nel giro di poche ore si fosse concentrata un'epoca straordinaria della mia vita. Fui tentato di ripetere l'esperimento.
Il giorno successivo, il mio comportamento e i miei pensieri erano distratti, avevo grosse difficoltà a concentrarmi e mi sentivo apatico... Per tutto il pomeriggio rimasi assorto in un leggero e marginale stato di trasognamento. Riuscivo a fatica a impostare ogni singolo problema in forma sistematica. Sentivo crescere un senso diffuso di stanchezza, sempre più ero consapevole di essere ritornato alla realtà di tutti i giorni. Due giorni dopo l'esperimento mi sentivo titubante... Una leggera ma costante depressione mi accompagnò per tutta la settimana, una sensazione che poteva essere solo indirettamente associata all'LsD.
Gli effetti psichici dell'LsD
La descrizione degli effetti dell'LsD, ricavata da queste prime indagini, non era nuova alla scienza. Essa corrispondeva in gran parte a quella degli effetti della mescalina, un alcaloide già esaminato all'inizio del secolo. La mescalina è il costituente psicoattivo del cactus messicano Lophophora williamsii (Anhalonium lewinia). Sin dai tempi precolombiani, i nativi americani hanno mangiato questo cactus, e ancora oggi esso è utilizzato come pianta sacra nelle cerimonie religiose. Nella monografia Phantastica (Verlag Georg Stilke, Berlino, 1924), L. Lewin ha offerto un'ampia descrizione della storia di questa droga, che gli Aztechi chiamavano pé yotl. L'alcaloide mescalina fu estratto dal cactus da A. Heffter nel 1896; nel 1919 venne poi chiarita la sua struttura chimica e prodotto sinteticamente da E. Spath. Fu il primo allucinogeno o «fantastico» (come lo definì Lewin), disponibile in forma pura, a essere impiegato nelle indagini sulle modificazioni delle percezioni sensoriali, sulle illusioni mentali (allucinazioni) e sulle alterazioni di coscienza. Negli anni Venti furono condotti vasti esperimenti con la mescalina su animali e soggetti umani, riferiti concisamente da K. Beringer nel libro DerMeskalinrausch (Verlag Julius Springer, Berlino, 1927). Questi studi non riuscirono tuttavia a indicare le sue possibili applicazioni in medicina; ne derivò un calo d'interesse per la sostanza.
Con la scoperta dell'LsD, la ricerca sugli allucinogeni ricevette un nuovo incentivo. La novità di questo composto rispetto alla mescalina consisteva nella sua azione elevata, collocata in un diverso ordine di grandezza. La dose efficace di mescalina, compresa tra 0,2 e 0,5 g, è equivalente a una quantità di LSD variabile tra 0,00002 e 0,0001 g; in altre parole, 1'LsD è dalle 5000 alle 10.000 volte più attivo della mescalina.
La peculiare posizione dell'LsD all'interno dei farmaci psicoattivi non è dovuta soltanto alla sua elevata attività in senso quantitativo; la sostanza riveste anche un significato qualitativo: essa manifesta un'azione mirata specificamente alla psiche umana. Si può assumere, perciò, che 1'LsD influenzi i più importanti centri di controllo delle funzioni psichiche e intellettuali.
L'azione mentale di questa sostanza, prodotta da infinitesimali quantità di composto, è così significativa e multiforme che risulta difficile commentarla attraverso alterazioni tossiche della funzione cerebrale. Se 1'LsD agisse sul cervello come tossico, il genere di esperienza che ne conseguirebbe non avrebbe altro che un valore patologico, senza nessun interesse psichiatrico o terapeutico. È molto probabile invece che la modificazione della conduttività nervosa e l'azione sulle connessioni nervose (sinapsi), provocate dall'LsD e dimostrate sperimentalmente, siano alla base di questi fenomeni psichici. In questo modo, si verrebbe a determinare un effetto sul complesso sistema di interconnessioni e di sinapsi tra i molti miliardi di cellule cerebrali, un sistema da cui dipendono le più elevate funzioni intellettuali e spirituali. È sicuramente in questa direzione che si deve ricercare la causa dell'azione profonda della dietilamide dell'acido lisergico.


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