Indice

Prefazione

Introduzione

Le caratteristiche peculiari dell'LsD aprivano a questo farmaco numerose possibilità d'impiego psichiatrico, come già dimostrava lo studio fondamentale di W.A. Stoll. La SANDOZ decise perciò di metterlo a disposizione degli istituti di ricerca e dei medici come farmaco sperimentale, dandogli il nome commerciale che io avevo proposto, Delysid (D-Lysergsaure-diathylamid). Il foglio illustrativo che qui ho riportato descrive alcune indicazioni d'uso e sottolinea le necessarie precauzioni.
DELYSID (LSD 25) T
Compresse da 0,025 mg (25 mcg)
Fiale da 0,1 mg (100 mcg) per uso orale.
La soluzione può essere anche iniettata per via s.c. o i.v.
l'azione è identica a quella per via orale ma sopraggiunge più rapidamente.
Proprietà
La somministrazione di dosi molto basse di Delysid (1/2-2 mcg/kg) provoca stati transitori di eccitazione, allucinazioni, deper-sonalizzazione, liberazione di ricordi rimossi e lievi sintomi neurovegetativi. L'effetto sopraggiunge dopo 30-90 minuti e di solito dura 5-12 ore. Intermittenti stati di eccitazione possono tuttavia persistere per diversi giorni.
Modalità di somministrazione
Per via orale, il contenuto di 1 fiala di Delysid viene diluito in acqua distillata e in una soluzione di acido tartarico all' 1 %.
Il processo d'assimilazione della soluzione è più rapido e più efficace di quello delle compresse.
Se custodite sigillate e protette dalla luce in un luogo fresco, le fiale hanno una durata illimitata. Se aperte o diluite in soluzione, e conservate in frigorifero, mantengono la loro efficacia per 1-2 giorni.
Indicazioni e posologia
a) In psicoterapia analitica, per indurre stati di rilassamento psichico, particolarmente in presenza di ansia e di nevrosi ossessive.
La dose iniziale corrisponde a 25 mcg (1/4 di fiala o 1 compressa). Questa dose viene aumentata a ogni seduta di 25 mcg fino a raggiungere il livello ottimale (di solito tra i 50 e i 200 mcg). I trattamenti con Delysid avvengono per lo più a intervalli di una settimana.
b) Negli studi sperimentalí sulla natura delle psicosi: Sperimentando il Delysid su se stesso, lo psichiatra è in grado di gettare uno sguardo sul mondo delle idee e delle sensazioni dei suoi pazienti. Il Delysid può essere usato anche per indurre stati psicotici di breve durata in soggetti normali, facilitando in tal modo le ricerche sulla patogenesi della malattia mentale.
In soggetti normali sono sufficienti dosi di 25-75 mcg per produrre una psicosi allucinatoria (una media di 1 mcg/kg). In alcune forme psicotiche e nei casi di alcolismo cronico sono necessarie dosi più elevate (2-4 mcg/kg).
Precauzioni
Stati mentali patologici possono essere intensificati dal Delysid. Si richiede una particolare cautela nei casi di soggetti con tendenze suicide o dove si sospetti un'imminente insorgenza psicótica. Una certa instabilità psico-emotiva e la tendenza a compiere atti impulsivi può occasionalmente verificarsi per alcuni giorni.
Il Delysid dovrebbe essere somministrato solamente sotto stretto controllo medico. Il controllo non dovrebbe venire sospeso fino a che l'effetto del farmaco non sia del tutto svanito.
Antidoto
L'azione psichica del Delysíd può essere interrotta attraverso somministrazione i.m. di 50 mg di clorpromazina.
Letteratura disponibile su richiesta. SaNDOZ A.G., BASILEA (SVIZZERA)




L'impiego dell'LsD in Psicoterapia si basa principalmente sui seguenti effetti psichici: nell'alterazione da LSD la normale visione del mondo subisce una trasformazione e una disintegrazione profonde. Legato a questo è il fenomeno dell'attenuazione o anche della sospensione della barriera tra 1'io e la realtà esterna.

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L'impiego dell'LSD in psichiatria>>

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Quei pazienti che sono intrappolati all'interno di un circolo vizioso di natura egocentrica, possono perciò essere aiutati a superare le loro fissazioni e il loro isolamento. Come risultato si può osservare un miglioramento nel rapporto con il medico ed una maggiore sensibilità all'azione terapeutica. Lo stato di accresciuta influenzabilità sotto effetto di LSD contribuisce a raggiungere lo stesso scopo.
Un'altra caratteristica significativa e di grande valore psicoterapeutico dell'alterazione mentale provocata da LSD è la possibilità che contenuti d'esperienza rimossi e da lungo tempo dimenticati tornino di nuovo alla coscienza. Qualora la psicoanalisi cercasse di rintracciare eventi traumatici nella vita del paziente, questi potrebbero diventare accessibili al trattamento terapeutico. Numerosi casi individuali esaminati in contesto analitico sotto l'azione di LSD riferiscono di esperienze infantili rievocate con estrema chiarezza. Non si tratta qui del normale ricordo di, ma del rivivere un'esperienza passata; non una réminiscenxe, bensì una réviviscence, come l'ha definita lo psichiatra francese Jean Delay.
L'LsD non agisce come farmaco in senso stretto; piuttosto svolge una funzione coadiuvante nel contesto della cura psicoanalitica e psicoterapeutica, offrendole una maggiore incisività e riducendone la durata. Questo può avvenire in due modi.
Nella prima procedura, nata e sviluppatasi nelle cliniche europee e conosciuta come terapia psicolitica, dosi medie di LSD sono somministrate in diverse sedute a intervalli regolari. Infine queste esperienze vengono discusse in gruppo e i pazienti sono poi invitati a darne espressione artistica attraverso il disegno e la pittura. Il termine «terapia psicolitica» fu stabilito da Ronald A. Sandison, medico inglese di scuola junghiana e pioniere della ricerca clinica con l'LsD. La radice `lysis' significa scioglimento; in questo caso, scioglimento della tensione e dei conflitti nella psiche.  Nella seconda procedura, privilegiata negli Stati Uniti, una singola dose molto alta di LSD viene somministrata al paziente dopo intensa e profonda preparazione psicologica. Con questo metodo, conosciuto come terapia psichedelica, si cerca di provocare un'esperienza mistico-religiosa che una simile dose di LSD può comportare. Essa servirà poi, nel corso del successivo trattamento terapeutico, come punto di partenza per la cura e la ridefinizione della personalità del paziente. La parola psichedelico, che traduciamo `che manifesta l'anima' oppure `che espande l'anima', fu introdotto da Humphry Osmond, uno dei primi negli Stati Uniti a impiegare 1'LsD nella ricerca psichiatrica.
I benefici che questo farmaco apporta in psicoanalisi e in psicoterapia derivano da proprietà che sono diametralmente opposte a quelle dei cosiddetti psicofarmaci ansiolítici. Mentre gli ansiolitici tendono a coprire i problemi e i conflitti del paziente, riducendone la gravità e l'importanza, 1'LsD, al contrario, li fa vivere in maniera più intensa. E proprio questo aspetto di chiarificazione e di discernimento a renderli più facilmente soggetti all'intervento terapeutico. -
I successi e l'opportunità della terapia psicoanalitica con impiego di LSD sono tuttora argomento di controversia all'interno della comunità scientifica. La stessa cosa potrebbe dirsi però delle altre procedure impiegate in psichiatria, quali l'elettroshock, la terapia insulinica o la psicochirurgia; questi metodi comportano un rischio maggiore rispetto all'uso di LSD, che date opportune condizioni è praticamente privo di pericoli.
Poiché esperienze rimosse o dimenticate possono riemergere con rapidità considerevole sotto l'effetto della sostanza, la durata del trattamento analitico può essere relativamente ridotta. Tuttavia, per alcuni psichiatri questo rappresenta uno svantaggio. Secondo loro non verrebbe dato al paziente il tempo necessario per sviluppare un lavoro terapeutico completo. L'effetto terapeutico, è loro opinione, ha minore durata rispetto a quando si è in presenza di un graduale lavoro analitico, che preveda un lento processo di consapevolezza delle esperienze traumatiche. Le sedute psicólitiche e in special modo psichedeliche richiedono una preparazione completa del paziente, per evitare lo sgomento che la vista di una realtà non familiare e sconosciuta può provocare. Solo allora questa esperienza può risultare positiva. Un altro aspetto importante è la selezione dei pazienti, poiché non tutti i tipi di disturbi psichici rispondono altrettanto bene a questi metodi di cura. L'impiego fruttuoso dell'LSD in psicoanalisi e in psicoterapia presuppone una conoscenza e un'esperienza specifiche.
Per questo motivo può risultare molto utile un'autosperimentazione da parte dello psichiatra, come già aveva indicato W.A. Stoll nella sua ricerca. Essa procura al medico una conoscenza diretta, un'esperienza non mediata della dimensione insolita dischiusa dall'LsD, offrendogli la possibilità di capire veramente questo fenomeno quando si manifesta nella psiche del paziente, di interpretarlo correttamente e di riceverne tutti i vantaggi.
Tra i pionieri dell'uso di LSD in psicoanalisi e in psichiatria meritano di essere citati in prima linea: A.K. Busch e W.C. Johnson, S. Cohen e B. Eisner, H.A. Abramson, H. Osmond e A. Hoffer negli Stati Uniti; R.A. Sandison in Gran Bretagna; W. Frederking e H. Leuner in Germania; G. Roubicek e S. Grof in Cecoslovacchia.
La seconda indicazione per 1'LsD riportata nel foglio illustrativo del Delysid riguarda il suo impiego nelle ricerche sperimentali sulla natura delle psicosi. Questo nasce dalla similitudine osservata tra gli straordinari stati psichici prodotti sperimentalmente dall'LsD in soggetti sani e le molteplici manifestazioni di certi disturbi mentali. Nei primi tempi della ricerca sull'LsD, veniva spesso sostenuto che l'alterazione indotta da questo farmaco avesse a che fare con una «psicosi modello». L'ipotesi fu comunque abbandonata, perché estese indagini comparative evidenziarono delle diversità essenziali tra le manifestazioni psicotiche e l'esperienza coh LSD. Tuttavia, grazie a questo «modello» è possibile studiare le deviazioni dalle normali condizioni psichiche e mentali, e osservare le modificazioni biochimiche ed elettrofisiologiche associate a queste. In tal modo potremo farci una nuova idea circa la natura delle psicosi. Secondo alcune teorie, certi disturbi mentali potrebbero essere causati da prodotti metabolici psicotossici, che  hanno la capacità, perfino in quantità minime, di modificare le funzioni delle cellule cerebrali. L'LsD non è certamente una sostanza che si trovi nell'organismo umano, ma la sua stessa esistenza e azione fanno sospettare e rendono possibile la presenza di prodotti metabolici anormali, che anche in microquantità potrebbero determinare stati psicotici. Con ciò l'ipotesi dell'origine biochimica di certe malattie mentali ha ricevuto ampio sostegno e ha incoraggiato la ricerca scientifica in quella direzione.
Uno degli impieghi medicinali dell'LsD che tocca questioni etiche fondamentali, concerne la sua somministrazione alle persone in fin di vita. Questa pratica nacque nelle cliniche americane, quando alcuni medici si accorsero che gli stati particolarmente gravi di sofferenza nei malati di cancro, su cui gli antidolorifici convenzionali non sortivano più alcun effetto, potevano essere alleviati o addirittura soppressi dall'LsD. Ciò non implica ovviamente un'azione analgesica classica. La diminuzione della sensibilità al dolore può bensì verificarsi perché i pazienti sotto l'effetto di LSD vivono uno stato di dissociazione psíchica dal corpo che impedisce al dolore l'accesso alla loro consapevolezza. Affinché questo farmaco si dimostri efficace, è in special modo decisivo che il paziente riceva la preparazione e le istruzioni necessarie sul genere di esperienza e di trasformazione che lo attende. In molti casi si è dimostrata utile la presenza di un sacerdote o di uno psicologo per guidare i pensieri del malato in una direzione religiosa. Numerose storie cliniche riferiscono di pazienti che nel letto di morte hanno raggiunto significative intuizioni circa la vita e la morte, e liberi dalla sofferenza in virtù dell'estasi provocata dall'LsD, riconciliati con il loro destino, hanno affrontato la fine senza paura e con serenità.Gli studi finora compiuti sulla somministrazione di LSD ai malati terminali sono stati compendiati e pubblicati da S. Grof e J. Halifax nell'opera The human encounter with death (E.P. Dutton, New York, 1977). Gli autori, insieme a E. Kast, S. Cohen e W. A. Pahnke, sono tra i pionieri di questo tipo di impiego dell'LsD. Anche la più recente e completa pubblicazione sull'uso di LSD in psichiatria, Realms of the human unconscious: observations from LSD research (The Viking Press, New York,1975) porta la firma di S. Grof, lo psichiatra cecoslovacco emigrato negli Stati Uniti. Il libro presenta una valutazione critica dell'esperienza con 1'LsD dal punto di vista dell'analisi freudiana e junghiana, così come di quella esistenziale
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